di Sofia Fiorini


 

Com’è stato il tuo cammino verso il social media marketing?

Ormai otto anni fa ho deciso di lasciare l’azienda e-commerce che guidavo qui in Italia perchè, insieme al mio socio in The Vortex, Nicola Mauri, ho avvertito quanto fosse necessario per le aziende internalizzare se non i processi, almeno le competenze legate al mondo digital e questa necessità era prodotta soprattutto dall’ascesa dei social media. Da quel momento, i social sono diventati uno dei principali temi della mia attività formativa oltre che un ambiente di grande importanza per il confronto e la comunicazione del brand.

La mia esperienza come docente è nata poi da una lettura del mercato, cioè dall’intuizione che la formazione potesse davvero interessare un vasto pubblico, fosse un servizio molto richiesto e di cui c’era bisogno. Così ho scelto di mettere a disposizione le mie competenze a riguardo. Al master di Social Media e digital marketing insegno nello specifico content marketing, ma anche di altri aspetti più generali del marketing digitale.

Com’è insegnare al master? È un’esperienza stimolante? Che gente si incontra?

Sono colpito a livello personale dal fatto che professionisti con alle spalle un’attività, non solo ragazzi giovani, decidano per una settimana di mettersi in gioco con grande umiltà, chiudendosi in una sala con sconosciuti per far ripartire da zero la propria conoscenza. Questa è una delle cose che mi motiva di più ad andare in aula.

Se dovessi indicare il punto di forza di questo master, quale sarebbe?

La formula full time di una settimana intensa di lezione ha il vantaggio che, diversamente dal altre esperienze di formazione, c’è un percorso di crescita, e permette di confrontarsi con persone che arrivano da ambiti completamente diversi. I colleghi delle aziende per cui lavoro hanno orizzonti molto verticali, specifici. In questo master ti trovi invece a confrontarti con persone provenienti da settori differenti, riesci ad avere uno sguardo a 360 gradi sulla rete. E appunto perché il pubblico è composito, il percorso tematico sul digitale è all’insegna dell’esaustività. È un punto di forza importante poi il fatto di avere docenti molti diversi, professionisti con background diversi, da esperti di marketing, a quelli di comunicazione, fino al business.

Consiglieresti il master a chi ha appena iniziato? E invece a chi già ne sa di digital?

Per chi non ne sa nulla di digital consiglio il master perché offre una mappatura ben costruita di digital marketing. Permette di capire che tutti i diversi strumenti nel digital assolvono a uno scopo diverso. Non tutti i partecipanti diventeranno social media manager, c’è chi si specializzerà in altre competenze, perché il digital offre vari ruoli da ricoprire.

Per chi invece già ne sa di digital il master è la possibilità di fare domande a quelli che credo siano i migliori formatori di digital in Italia al momento. Credo che i corso di formazione siano abiti di sartoria: tutti dobbiamo personalizzare il nostro percorso in funzione dei nostri interessi. Andare a un corso già con le domande giuste è il primo passo per cucirsi un bel vestito addosso.

È importante acquisire competenze e basi solide in un ambito, come questo, dove molto si dà per scontato? Quanto bisogna imparare e studiare?

Ogni giorno entro nelle piattaforme e, rispetto al giorno prima, sono cambiate: per questo motivo non basta studiare sui libri. Occorre fare pratica, simulare campagne o curarne anche di piccole per impratichirsi e testare sul campo le opportunità e i limiti degli strumenti. Dopodiché occorre studiare, ed a fondo, i modelli interpretativi dell’uso dei media digitali, le teorie come quella dei “micromomenti” e le tendenze che, in forme sempre più pronunciate, differenziano l’adozione di tali ambienti da parte di tipologie di persone differenti.

Come si rimane costantemente aggiornati e competitivi nel DM?

Con una cura maniacale delle fonti, dei siti da leggere e degli account da seguire. Con una loro costante “curation” e con una frequentazione abituale degli strumenti. Dopodiché rimango ammirato della grande partecipazione, soprattutto da parte dei più giovani, agli eventi che ormai quotidianamente parlando di digitale verticalizzandone il racconto e la formazione in settori specifici. Il nostro è indubbiamente un momento dove ci si confronta molto ed indubbiamente questo è il segno della sua forza e del suo interesse.

Ti piace il tuo lavoro? E raccontarlo a chi vorrebbe aprirsi la sua strada nel Digital Marketing?

Ci sono momenti in cui il mio lavoro mi piace meno di un tempo. Seguendo con interesse e con preoccupazione come la Rete si è evoluta facendo emergere fenomeni come il cyberbullismo o l’hate speech avverto di avere, benché in minima parte, contribuito a creare un mondo in cui non mi riconosco e che occorre combattere. Mi auguro che i professionisti del futuro del marketing digitale abbiamo una componente etica tanto forte quanto, nel passato, è stata forte la volontà di renderlo un mezzo noto e tale da imporsi al vasto pubblico che oggi ha raggiunto.

Pensi che sia un mondo per i giovani? A quali condizioni?

Sul piano professionale, il marketing digitale permette ai più giovani di affrontare in modo limpido e senza preconcetti le diverse soluzioni. Ciò che manca ai più giovani è ovviamente l’esperienza e il linguaggio del marketing e del management che spesso crea un divario fra il professionista e il committente sia esso l’imprenditore o il responsabile marketing. Eppure – lo dimostra il successo online di Giovanni Trapattoni curato dal nipote – la tecnologia deve unire i puntini delle generazioni se vuole produrre valore.

È vero che aziende, organizzazioni, insomma chi non si adegua resterà inesorabilmente indietro?

È vero, ma con uno sguardo più disincantato di un tempo. Come a seguito di ogni cambiamento tecnologico, dopo un’adozione indiscriminata iniziale ed una lettura di innamoramento eccessivo, stiamo vivendo una fase di consapevolezza più profonda, volta a comprendere ciò che serve davvero e ciò che rappresenta investimenti o sforzi inutili. Non tutte le piattaforme digitali e le tecniche con cui servirsene sono utili per tutti i modelli di business: la competenza serve quindi per conoscerle, anche per non adottarle.