di Arianna Ioli


 

Arianna: È passato un po’ di tempo da quando ci siamo conosciuti a Bruxelles! Sono cambiate un po’ di cose. Partiamo dai fatti fondamentali: complimenti per il vostro progetto!

Siamo sempre davvero contenti quando ci arrivano così belle notizie dagli ex alunni del Master, figuriamoci se da quelli con cui siamo ancora in contatto. Ci racconti di che cosa si tratta?

Come spesso accade oggi tutto ha avuto inizio quando navigando sul web ho ricavato le informazioni del bando. Ho sentito subito Luigi (Cutolo) perché lavoriamo insieme. Successivamente, abbiamo telefonato i potenziali partner per condividere insieme il progetto che avevamo in mente. Il feedback è stato positivo. Non abbiamo mai avuto paura perché le idee da mettere in campo già c’erano! E tutti i dubbi che nascono inevitabilmente – come in ogni cosa della vita – ce li siamo tolti lavorando con tenacia. Abbiamo deciso di provarci davvero quando tutti gli attori principali erano consapevoli di cosa avremmo dovuto affrontare.

Quando abbiamo saputo dell’approvazione c’era tanto entusiasmo che ha sicuramente facilitato la coesione, la fiducia e la stima tra gli attori, soprattutto perché con presunzione sapevamo di aver lavorato seriamente e credevamo fortemente nel progetto. La sensazione credo sia stata simile a quella che prova uno sportivo quando, dopo tanti allenamenti, realizza una vittoria concreta nel momento più importante. Ma l’approvazione, si sa, non è la fine e dopo la meritata soddisfazione siamo passati a pensare nuovamente a cosa c’era da fare per il progetto. Non c’è soddisfazione più grande che vedere il progetto realizzato al massimo delle sue possibilità.

A: Qual è stata due anni fa la spinta a iscriverti al Master, perché guardavi all’Europa come ad un’opportunità che avrebbe potuto fare al caso tuo?

Ho deciso di frequentare il master per diverse motivazioni che – forse – sono la premessa giusta a tutte le risposte date a questa breve intervista. Vengo da studi di politiche, istituzioni e sviluppo del territorio, e qualche tempo prima di frequentare il master avevo fondato due associazioni. Prima ancora ero attivo in organizzazioni istituzionali, ho partecipato a scambi del programma erasmus +, e da qui la necessità di volermi migliorare ma soprattutto di voler sfruttare le opportunità del nostro tempo. Avendo conosciuto il meglio delle organizzazioni pubbliche e no profit, ho potuto coglierne anche i limiti – quantomeno quelli presenti nel mio territorio. In sintesi, da qui è nato il bisogno di continuare a formarmi e, da europeista convinto, quello di partecipare al Master in Europrogettazione. Per migliorare quello che c’è di buono nel presente e soprattutto per superare i limiti culturali e formativi per il futuro. Ho scelto Bruxelles perché per forti stimoli avevo bisogno anche della giusta cornice.

A: Secondo te, cosa possono fare – se possono fare qualcosa- le Istituzioni Europee per chi lavora nel campo della cultura, del sociale, dell’innovazione. Ci sono risorse?

Certo, abbiamo tante risorse a cui attingere e questo in grandissima parte già avviene. Poi, l’euroscetticismo cresce e dobbiamo comprendere le difficoltà dei cittadini e coinvolgere sempre più persone nel progetto di unione europea trasmettendo i valori portanti e le opportunità. Ci sono programmi europei che vanno proprio in questa direzione.

A: Che cosa ci vuole per scrivere un progetto vincente? Il Master ti ha aiutato? C’è stato un insegnante che ti ha folgorato più degli altri?

Cosa serve per avere successo onestamente non lo so. Il master mi ha sicuramente aiutato: innanzitutto per avere conferma del fatto che stessi seguendo il percorso giusto per me e questo non è un dettaglio scontato. Così come mi è servito tanto viste le competenze dei docenti che mi hanno fatto crescere e l’ottima organizzazione che ha facilitato l’apprendimento con un clima disteso ma serio. Tra i docenti ho cercato di rubare (oltre che le tante informazioni) da Bruno Mola la capacità di comunicare, di caricare e coinvolgere, e da Raniero Chelli la sicurezza in sé stessi e nei propri mezzi. Prof. Chelli che ho avuto il piacere di incontrare di nuovo alla celebrazione dei 400 master a Palazzo Giustiniani.

A: cosa consiglieresti a chi inizia?

A chi inizia consiglio: determinazione, non avere paura di sbagliare, e lo spirito giusto per lavorare con le persone. Ed una frase: “nessun vento è favorevole per un marinaio che non sa a quale porto vuole approdare”, Seneca.