di Arianna Ioli e Rudy Bandiera


 

Capita spesso, quando con amici, conoscenti, nuovi docenti o addetti ai lavori parliamo dei corsi di Europa Innovation Business School, che ci venga chiesto quale sia l’età dei nostri corsisti! Età anagrafica, certamente, ma anche il tipo di percorso, il bagaglio di esperienze o la motivazione che spinge a prendersi una settimana – quasi – di tempo per imparare qualcosa di nuovo o approfondire conoscenze che stavano in un cassetto in attesa di essere spolverate, riordinate, aggiornate.

E’ una di quelle domande a cui non possiamo dare una risposta precisa, come siamo soliti fare. C’è un più o meno ed è un più o meno in continua evoluzione.
Solitamente i più piccoli dei nostri corsisti hanno terminato o stanno terminando il percorso di laurea triennale e sentono l’esigenza di un tipo di formazione più laboratoriale, pratica, gomito a gomito con docenti che fanno il lavoro dei loro sogni. I più grandi?

Sono dipendenti, imprenditori, liberi professionisti, commercianti, ristoratori con attività storiche: non è l’età che conta, ma la consapevolezza che un tipo di formazione continua, un aggiornamento costante e una gran bella dose di curiosità verso il mondo dei social possa portare dei grossi miglioramenti nel lavoro – e in parte anche nella vita- di ognuno di loro. Si incontrano persone diverse, con età diversa, ma tutte con lo spirito che imparare qualcosa restando connessi con il mondo che cambia, valga la pena.

E’ un buon modo per affrontare un percorso, qualunque età si abbia.

Però, capita a volte che la forbice si allarghi.

Che ci siano corsisti che non ci aspettavamo di trovare, più piccoli di quei 22 o 23 anni citati sopra. Che ci sia quella generazione Z di nativi digitali che con i social ha già dimestichezza e familiarità.

Non è facile, per chi è adolescente, oggi capire che la familiarità che deriva dall’uso è ben diversa da un approccio professionale e che senza approfondire, studiare e imitare i professionisti del settore si va poco lontano. Qualcuno però, riesce a cogliere questo passaggio e quindi ci ritroviamo in aula giovanissimi con le idee chiare, a volte trascinati o spinti da qualcuno di famiglia.

Alla Summer School del Master in Social Media e Digital Marketing che si è svolta a Riccione a fine giugno, in aula c’erano padre e figlio. Un uomo e un ragazzo del liceo, cinque giorni spalla a spalla per seguire lo stesso percorso, acquisire lo stesso bagaglio di conoscenze per portarlo, forse, in luoghi diversi del mondo o della stessa città. Trovare padre e figlio in aula è stata un’esperienza nuova che ci renderà ancora più difficile rispondere alla domanda: “Che età hanno i vostri corsisti?”. Di questa esperienza ha raccontato anche Rudy Bandiera sul suo blog, condividiamo la sua riflessione!

 

Padre e figlio allo stesso master in digital e social media di Eurogiovani? MAI successo! Quindi ieri, credendo di avere visto tutto, sono andato nell’aula della foto e allora è successo: in prima fila a sinistra, il padre con il braccio del figlio davanti… ah, l’irruenza della gioventude :)

Questa cosa mi ha fatto MOOOOLTO riflettere e la reputo magnifica:

PADRE
Consapevole di un mondo che corre si vuole tenere al passo perché il rischio REALE è quello di diventare inadeguati. E siccome si vive a lungo et in salute, meglio adeguarsi in corsa.

FIGLIO
Consapevole del mondo che corre, anche grazie al padre saggio, capisce che i social non nati e cresciuti su dinamiche che, per inesperienza, forse gli sfuggono e che è bene, per il proprio futuro, capire cosa fare e cosa farne.

Credo che in questi due uomini vi sia la saggezza che tanto manca nel panorama lavorativo italiano: un giovane abbastanza saggio da capire che NON SA TUTTO e che molto c’è da fare e un uomo adulto abbastanza umile da capire che il mondo digital è importante e non così banale come sembra.

Uno degli enormi problemi del lavoro nel nostro paese è che le persone con esperienza sono refrattarie al cambiamento, convinti che l’esperienza è l’unica cosa che serve: hanno visto tutto, sanno valutare tutto. L’altro problema è che spesso i giovani escono dalle scuole con una preparazione straordinaria in linea teorica ma non hanno idea di come giri, DAVVERO, il mondo del lavoro e quindi sono supponenti.

La realtà è che serve tutto: serve la voglia di cambiare, di fare, di sbagliare, di mettersi in gioco, di studiare, di imparare e di disimparare.

Serve tutto e nessuno di noi è pronto al cambiamento che stiamo vivendo. Nessuno. Dobbiamo cambiare non solo modus operandi ma modus vivendi e prima di tutto, questo atteggiamento mentale, lo dobbiamo passare ai nostri giovini.

Se riuscissimo ad essere tutti come loro il mondo sarebbe un posto diverso: più concreto, serio, preparato e vivibile. Tutta la mia ammirazione ragazzi. La lezione l’avete data voi a me.