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Category Archives: Interviste Docenti

Intervista a Roberta Pinna

di Arianna Ioli


 

A: Iniziamo dalle domande fondamentali: ti piace il tuo lavoro? E insegnarlo a chi vuole imparare? Una bella responsabilità essere d’esempio.

R: Ciao Arianna * prima di tutto ti ringrazio per questa intervista e per avermi coinvolta come docente nel progetto di Master in Social Media e Digital Marketing. Rispondo subito in maniera diretta e probabilmente scontata alla tua prima domanda: io amo il mio lavoro. Presumo che il mio percorso professionale sia stato scelto per me dal mio carattere, sono una persona estroversa ed espansiva, amo il contatto con il pubblico oltre che relazionarmi con le persone dal vivo e online. Ho iniziato ad insegnare la mia professione 4 anni fa, e ho scoperto che amo farlo perché a trascinarmi sono sempre la passione e l’entusiasmo per la materia oltre che un pubblico curioso, interessato e motivato. Essere d’esempio è una bella responsabilità ed è proprio per questo che in aula porto con me la mia esperienza, casi studio e situazioni complicate alle quali ho trovato soluzione.

A: Fare formazione non è così scontato in un ambito in cui tutti pensano di saperne abbastanza! Quanto servono competenze e basi solide per poter lavorare come professionisti?

R: Assolutamente Arianna, non è per nulla scontato. Fare formazione comporta oltre che avere esperienza e competenze, delle buone doti esplicative. Per lavorare come professionisti, soprattutto in questo settore in continua evoluzione, credo sia necessario uno studio quotidiano e tanta pratica. Solo con un regolare allenamento, un’attitudine positiva verso la materia e una buona dose di ambizione si possono raggiungere dei risultati soddisfacenti. Secondo la mia opinione è più importante il percorso di crescita che l’arrivo.

A: Pensi che sia un mondo per i giovani? A quali condizioni?

R: È un mondo fatto principalmente per i giovani. Le condizioni sono due: serietà e consapevolezza. Al giorno d’oggi noto che la massima ambizione di tanti adolescenti sia quella di diventare Influencer o Youtuber: pensano al numero di follower, ai regali ricevuti o al free pass per l’evento del momento omettendo lo studio, la cosa a parer mio più importante. Non si vive di regali, gadget o follower o per lo meno non sono il giusto punto di partenza per intraprendere una vera professione.

A: Si sente tanto parlare di Digital Transformation ma in Italia, a parte qualche eccezione, siamo davvero ancora all’inizio. È vero che aziende, organizzazioni, insomma chi non si adegua resterà inesorabilmente indietro o è una visione catastrofica?

R: Sinceramente penso sia più catastrofico essere online in maniera scorretta, tanto per esserci, che non essere presenti. Deve essere chiaro nella mente di chi gestisce un’azienda o un’organizzazione che la Digital Transformation non è un passatempo o un lavoro complementare di chi si occupa (ad esempio) di accoglienza, ma un bell’investimento a medio e lungo termine. Tempo, risorse, contenuti e materiali, testi, campagne pubblicitarie, analisi, strategia, assistenza (etc.) hanno un costo. Farlo per un breve periodo, senza identificare dei veri e propri obbiettivi, senza misurare dei risultati e tanto per poter affermare “l’ho fatto anche io” equivale a fare non uno ma almeno 10 passi indietro più una grande dose di rischio di far male o lasciare il progetto incompiuto.

A: E anche in questo caso, si parla di serietà, consapevolezza e una buona dose di approfondimento, se non fraintendo, tuttavia “Digital is in the air” come si legge all’aeroporto di Torino! Qualche consiglio per seguire questo buon vento?

R: Il mio consiglio è quello di identificare, prima di tutto l’obbiettivo, non improvvisare ma pianificare e trasformare. In poche parole adattarsi al cambiamento. All’aeroporto di Torino hanno pensato di progettare una rete non spettacolarizzata da schermi o apparecchiature elettroniche per connettere i vari player che operano all’interno della struttura. L’innovazione rientra nelle categorie dei big-data della IOT e della User Experience. È quest’ultima, la UX che insieme al Conversational Marketing e il Gaming, che presumo siano aspetti da approfondire in questi ultimi anni non necessariamente con delle opere visibili al pubblico. Immagino che l’esperienza dell’utente, in questo caso consista nel poter usufruire di una linea wi-fi funzionante o magari quella di velocizzare un’attesa in fila. Io che sono un’amante dei viaggi in aereo dovrei testare questo “nuovo” aeroporto.

A: Prossima meta Torino Caselle allora, peccato che il più delle volte, sia più comodo il treno per raggiungere il capoluogo piemontese! Ultima domanda per te: mi piacerebbe conoscere un progetto d’innovazione che ti è particolarmente piaciuto o una città che sta lavorando bene in tal senso.

R: Un progetto innovativo, di cui ho sentito parlare e che mi è piaciuto particolarmente, è l’inaugurazione di Casa Siemens a Milano. La nuova sede milanese è la realizzazione di un progetto di riqualificazione della città. Casa Siemens è composta da due Green Building di prima categoria in classe A e realizzato secondo il protocollo Leed Gold. Quindi, smart working e spazi di lavoro affiancati da diversi luoghi d’incontro come una palestra e un nuovo impianto sportivo, negozi, il servizio di bike sharing e un’area verde e una dedicata alla realizzazione di un orto.

 

*Ndr Arianna sono io! Direttrice e Content Curator di Europa Innovation Business School!. L’intervista è stato un piacevole scambio con la fantastica Roberta Pinna e ho deciso di lasciare il tono informale e allegro, così com’è!

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Generazioni diverse, un unico percorso: uno sguardo sul Master Social Media Digital Marketing di Europa Innovation Business School

di Arianna Ioli e Rudy Bandiera


 

Capita spesso, quando con amici, conoscenti, nuovi docenti o addetti ai lavori parliamo dei corsi di Europa Innovation Business School, che ci venga chiesto quale sia l’età dei nostri corsisti! Età anagrafica, certamente, ma anche il tipo di percorso, il bagaglio di esperienze o la motivazione che spinge a prendersi una settimana – quasi – di tempo per imparare qualcosa di nuovo o approfondire conoscenze che stavano in un cassetto in attesa di essere spolverate, riordinate, aggiornate.

E’ una di quelle domande a cui non possiamo dare una risposta precisa, come siamo soliti fare. C’è un più o meno ed è un più o meno in continua evoluzione.
Solitamente i più piccoli dei nostri corsisti hanno terminato o stanno terminando il percorso di laurea triennale e sentono l’esigenza di un tipo di formazione più laboratoriale, pratica, gomito a gomito con docenti che fanno il lavoro dei loro sogni. I più grandi?

Sono dipendenti, imprenditori, liberi professionisti, commercianti, ristoratori con attività storiche: non è l’età che conta, ma la consapevolezza che un tipo di formazione continua, un aggiornamento costante e una gran bella dose di curiosità verso il mondo dei social possa portare dei grossi miglioramenti nel lavoro – e in parte anche nella vita- di ognuno di loro. Si incontrano persone diverse, con età diversa, ma tutte con lo spirito che imparare qualcosa restando connessi con il mondo che cambia, valga la pena.

E’ un buon modo per affrontare un percorso, qualunque età si abbia.

Però, capita a volte che la forbice si allarghi.

Che ci siano corsisti che non ci aspettavamo di trovare, più piccoli di quei 22 o 23 anni citati sopra. Che ci sia quella generazione Z di nativi digitali che con i social ha già dimestichezza e familiarità.

Non è facile, per chi è adolescente, oggi capire che la familiarità che deriva dall’uso è ben diversa da un approccio professionale e che senza approfondire, studiare e imitare i professionisti del settore si va poco lontano. Qualcuno però, riesce a cogliere questo passaggio e quindi ci ritroviamo in aula giovanissimi con le idee chiare, a volte trascinati o spinti da qualcuno di famiglia.

Alla Summer School del Master in Social Media e Digital Marketing che si è svolta a Riccione a fine giugno, in aula c’erano padre e figlio. Un uomo e un ragazzo del liceo, cinque giorni spalla a spalla per seguire lo stesso percorso, acquisire lo stesso bagaglio di conoscenze per portarlo, forse, in luoghi diversi del mondo o della stessa città. Trovare padre e figlio in aula è stata un’esperienza nuova che ci renderà ancora più difficile rispondere alla domanda: “Che età hanno i vostri corsisti?”. Di questa esperienza ha raccontato anche Rudy Bandiera sul suo blog, condividiamo la sua riflessione!

 

Padre e figlio allo stesso master in digital e social media di Eurogiovani? MAI successo! Quindi ieri, credendo di avere visto tutto, sono andato nell’aula della foto e allora è successo: in prima fila a sinistra, il padre con il braccio del figlio davanti… ah, l’irruenza della gioventude :)

Questa cosa mi ha fatto MOOOOLTO riflettere e la reputo magnifica:

PADRE
Consapevole di un mondo che corre si vuole tenere al passo perché il rischio REALE è quello di diventare inadeguati. E siccome si vive a lungo et in salute, meglio adeguarsi in corsa.

FIGLIO
Consapevole del mondo che corre, anche grazie al padre saggio, capisce che i social non nati e cresciuti su dinamiche che, per inesperienza, forse gli sfuggono e che è bene, per il proprio futuro, capire cosa fare e cosa farne.

Credo che in questi due uomini vi sia la saggezza che tanto manca nel panorama lavorativo italiano: un giovane abbastanza saggio da capire che NON SA TUTTO e che molto c’è da fare e un uomo adulto abbastanza umile da capire che il mondo digital è importante e non così banale come sembra.

Uno degli enormi problemi del lavoro nel nostro paese è che le persone con esperienza sono refrattarie al cambiamento, convinti che l’esperienza è l’unica cosa che serve: hanno visto tutto, sanno valutare tutto. L’altro problema è che spesso i giovani escono dalle scuole con una preparazione straordinaria in linea teorica ma non hanno idea di come giri, DAVVERO, il mondo del lavoro e quindi sono supponenti.

La realtà è che serve tutto: serve la voglia di cambiare, di fare, di sbagliare, di mettersi in gioco, di studiare, di imparare e di disimparare.

Serve tutto e nessuno di noi è pronto al cambiamento che stiamo vivendo. Nessuno. Dobbiamo cambiare non solo modus operandi ma modus vivendi e prima di tutto, questo atteggiamento mentale, lo dobbiamo passare ai nostri giovini.

Se riuscissimo ad essere tutti come loro il mondo sarebbe un posto diverso: più concreto, serio, preparato e vivibile. Tutta la mia ammirazione ragazzi. La lezione l’avete data voi a me.

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