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About: Arianna Ioli

Recent Posts by Arianna Ioli

Dietro le quinte del Master Social Media e Digital Marketing: intervista al docente ed esperto di content marketing Andrea Boscaro

di Sofia Fiorini


 

Com’è stato il tuo cammino verso il social media marketing?

Ormai otto anni fa ho deciso di lasciare l’azienda e-commerce che guidavo qui in Italia perchè, insieme al mio socio in The Vortex, Nicola Mauri, ho avvertito quanto fosse necessario per le aziende internalizzare se non i processi, almeno le competenze legate al mondo digital e questa necessità era prodotta soprattutto dall’ascesa dei social media. Da quel momento, i social sono diventati uno dei principali temi della mia attività formativa oltre che un ambiente di grande importanza per il confronto e la comunicazione del brand.

La mia esperienza come docente è nata poi da una lettura del mercato, cioè dall’intuizione che la formazione potesse davvero interessare un vasto pubblico, fosse un servizio molto richiesto e di cui c’era bisogno. Così ho scelto di mettere a disposizione le mie competenze a riguardo. Al master di Social Media e digital marketing insegno nello specifico content marketing, ma anche di altri aspetti più generali del marketing digitale.

Com’è insegnare al master? È un’esperienza stimolante? Che gente si incontra?

Sono colpito a livello personale dal fatto che professionisti con alle spalle un’attività, non solo ragazzi giovani, decidano per una settimana di mettersi in gioco con grande umiltà, chiudendosi in una sala con sconosciuti per far ripartire da zero la propria conoscenza. Questa è una delle cose che mi motiva di più ad andare in aula.

Se dovessi indicare il punto di forza di questo master, quale sarebbe?

La formula full time di una settimana intensa di lezione ha il vantaggio che, diversamente dal altre esperienze di formazione, c’è un percorso di crescita, e permette di confrontarsi con persone che arrivano da ambiti completamente diversi. I colleghi delle aziende per cui lavoro hanno orizzonti molto verticali, specifici. In questo master ti trovi invece a confrontarti con persone provenienti da settori differenti, riesci ad avere uno sguardo a 360 gradi sulla rete. E appunto perché il pubblico è composito, il percorso tematico sul digitale è all’insegna dell’esaustività. È un punto di forza importante poi il fatto di avere docenti molti diversi, professionisti con background diversi, da esperti di marketing, a quelli di comunicazione, fino al business.

Consiglieresti il master a chi ha appena iniziato? E invece a chi già ne sa di digital?

Per chi non ne sa nulla di digital consiglio il master perché offre una mappatura ben costruita di digital marketing. Permette di capire che tutti i diversi strumenti nel digital assolvono a uno scopo diverso. Non tutti i partecipanti diventeranno social media manager, c’è chi si specializzerà in altre competenze, perché il digital offre vari ruoli da ricoprire.

Per chi invece già ne sa di digital il master è la possibilità di fare domande a quelli che credo siano i migliori formatori di digital in Italia al momento. Credo che i corso di formazione siano abiti di sartoria: tutti dobbiamo personalizzare il nostro percorso in funzione dei nostri interessi. Andare a un corso già con le domande giuste è il primo passo per cucirsi un bel vestito addosso.

È importante acquisire competenze e basi solide in un ambito, come questo, dove molto si dà per scontato? Quanto bisogna imparare e studiare?

Ogni giorno entro nelle piattaforme e, rispetto al giorno prima, sono cambiate: per questo motivo non basta studiare sui libri. Occorre fare pratica, simulare campagne o curarne anche di piccole per impratichirsi e testare sul campo le opportunità e i limiti degli strumenti. Dopodiché occorre studiare, ed a fondo, i modelli interpretativi dell’uso dei media digitali, le teorie come quella dei “micromomenti” e le tendenze che, in forme sempre più pronunciate, differenziano l’adozione di tali ambienti da parte di tipologie di persone differenti.

Come si rimane costantemente aggiornati e competitivi nel DM?

Con una cura maniacale delle fonti, dei siti da leggere e degli account da seguire. Con una loro costante “curation” e con una frequentazione abituale degli strumenti. Dopodiché rimango ammirato della grande partecipazione, soprattutto da parte dei più giovani, agli eventi che ormai quotidianamente parlando di digitale verticalizzandone il racconto e la formazione in settori specifici. Il nostro è indubbiamente un momento dove ci si confronta molto ed indubbiamente questo è il segno della sua forza e del suo interesse.

Ti piace il tuo lavoro? E raccontarlo a chi vorrebbe aprirsi la sua strada nel Digital Marketing?

Ci sono momenti in cui il mio lavoro mi piace meno di un tempo. Seguendo con interesse e con preoccupazione come la Rete si è evoluta facendo emergere fenomeni come il cyberbullismo o l’hate speech avverto di avere, benché in minima parte, contribuito a creare un mondo in cui non mi riconosco e che occorre combattere. Mi auguro che i professionisti del futuro del marketing digitale abbiamo una componente etica tanto forte quanto, nel passato, è stata forte la volontà di renderlo un mezzo noto e tale da imporsi al vasto pubblico che oggi ha raggiunto.

Pensi che sia un mondo per i giovani? A quali condizioni?

Sul piano professionale, il marketing digitale permette ai più giovani di affrontare in modo limpido e senza preconcetti le diverse soluzioni. Ciò che manca ai più giovani è ovviamente l’esperienza e il linguaggio del marketing e del management che spesso crea un divario fra il professionista e il committente sia esso l’imprenditore o il responsabile marketing. Eppure – lo dimostra il successo online di Giovanni Trapattoni curato dal nipote – la tecnologia deve unire i puntini delle generazioni se vuole produrre valore.

È vero che aziende, organizzazioni, insomma chi non si adegua resterà inesorabilmente indietro?

È vero, ma con uno sguardo più disincantato di un tempo. Come a seguito di ogni cambiamento tecnologico, dopo un’adozione indiscriminata iniziale ed una lettura di innamoramento eccessivo, stiamo vivendo una fase di consapevolezza più profonda, volta a comprendere ciò che serve davvero e ciò che rappresenta investimenti o sforzi inutili. Non tutte le piattaforme digitali e le tecniche con cui servirsene sono utili per tutti i modelli di business: la competenza serve quindi per conoscerle, anche per non adottarle.

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Master Europrogettazione a Bruxelles: Mauro Bombardieri da ex corsista della Special School ad autore

di Sofia Fiorini


 

Qual è stata per te la spinta a iscriverti al Master, perché guardavi all’Europa come ad un’opportunità che avrebbe potuto fare al caso tuo?

Ero interessato a un’esperienza di studio internazionale e ad approfondire le mie conoscenze in termini di formazione sui bandi europei, volevo conoscerne i contenuti e i dettagli. Soprattutto mi interessava scoprire la realtà della relazione tra commissione europea e partner internazionali. Direi che le spinte principali per partecipare al master riguardavano i contenuti e la gestione delle relazioni dell’euro-progettazione. Ho sentito di dovermene occupare in un modo più accurato, che andasse oltre la superficie. Tanti parlano di queste cose, ma pochi hanno competenze reali.

Come ti aiutato il Master in ciò che fai oggi?

Il mio lavoro attuale non è lo stesso di quando mi sono iscritto al master nel 2016. Oggi lavoro nell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, nel dipartimento di sviluppo di relazioni istituzionali, e sono il responsabile dell’ufficio per l’attività di promozione.

Il knowledge che ho acquisito al master è confluito poi in una parte del libro che ho scritto, Chief Digital Officer. Gestire la Digital Transformation per persone e organizzazioni. Una parte del manuale, dedicato al cambiamento organizzativo seguìto alla digital trasformation, affronta appunto il tema degli strumenti di formazione della comunità europea, quei progetti di formazione che sono finanziati proprio dai bandi europei. Come si può gestire il cambiamento, se non con la formazione?

Secondo te, cosa possono fare le Istituzioni Europee per chi lavora nel campo della cultura, del sociale, dell’innovazione. Ci sono risorse?

Credo che le Istituzioni Europee potrebbero promuovere di più il concetto di Europa attraverso attività inerenti alla formazione, al benessere pubblico, ma anche dal punto di vista politico ed economico. Le risorse stanziate e da stanziare in Europa ci sono, ma in Italia vengono usate poco e male. L’informazione è scarsa, così come la conoscenza delle modalità di accesso ai bandi e al loro utilizzo. In questo senso, l’esperienza del master permette di verificare personalmente come funziona il progetto europeo e di approfondire anche secondo quali modalità si stilano i bandi. Le istituzioni dovrebbero cercare di istituire partnership con enti come il vostro per promuovere la conoscenza dei bandi. Le istituzioni hanno il compito, oltre che di stanziare risorse, anche di promuoverne la conoscenza, per far sì che la possibilità di accedervi sia reale e non solo virtuale. E per promuovere ciò, le istituzioni hanno bisogno di competenza e professionalità nelle figure di chi diffonde questo tipo di informazioni.

Cosa ti sei portato a casa dall’esperienza del Master e dall’incontro coi docenti?

Sicuramente il master mi ha permesso di avere una visione più approfondita rispetto a come si muove la commissione europea per la gestione dei finanziamenti e mi ha dato una panoramica internazionale dei progetti di formazione.

Per me è stata fondamentale nell’apprendimento la parte di workshop. Ricordo di aver scelto, tra le varie proposte, per la mia esercitazione sui bandi reali un progetto per diffondere la cultura dell’integrazione europea. Esercitarsi su un tema così interessante, come per me in questo caso era la richiesta di finanziamenti per attività che promuovessero il concetto di cittadinanza europea, è stato senza dubbio stimolante.

I docenti sono tutti professionisti di grande esperienza, con cui sono rimasto in ottimi rapporti. Soprattutto è stato utile per noi il fatto che facessero parte della commissione europea: ci hanno saputo spiegare nel dettaglio la relazione tra team di progetto e commissione nella fase di richiesta del finanziamento.

Poi è stata una bellissima esperienza dal punto di vista umano, ho conosciuto tantissime persone di realtà lavorative diverse, provenienti da vari paesi di Europa. Per me è stata un’occasione di arricchimento culturale e personale eccezionale.

Che cosa ci vuole per scrivere un progetto – di formazione, e non solo – vincente?

Ciò di cui è strettamente necessario assicurarsi per garantire successo al proprio progetto è la capacità di individuarne le ricadute positive e di renderle dimostrabili. Il progetto deve implicare, già dal nucleo, l’effetto delle proprie ricadute sociali positive. È chiaro che più questi effetti positivi sulla comunità sono tangibili ed evidenti, più il progetto risulterà vincente. È ovvio poi che sia necessaria un’ottima conoscenza dei meccanismi di funzionamento dei bandi e delle istituzioni europee. Il master dà un ottimo inquadramento a riguardo. In linea generale, un buon progetto ha tra le sue premesse un’alta qualità di pianificazione e professionalità delle parti.

Cosa consiglieresti a chi si affaccia per la prima volta all’universo dell’euro-progettazione?

A chi comincia adesso ad occuparsi di progetti europei e vuole farlo in modo serio, consiglio indubbiamente di fare questo master e di farlo a Bruxelles. La dimensione di scambio culturale è maggiore che non nelle sedi italiane, il tasso di internazionalità è più alto. Fare il master a Bruxelles offre poi la possibilità di sentirsi in prima persona parte della comunità europea, c’è maggiore facilità di scambio. Un consiglio per chi vuole occuparsi di questo settore è anche di non avventurarsi a fare progettazione senza avere knowledge. Bisogna dotarsi di strumenti validi e di competenze reali.

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Master Social Media e Digital marketing: Riccardo Scandellari da “nerd” a docente di personal branding

di Sofia Fiorini


 

Ti occupi di web dal 1998, com’è cambiato negli anni il tuo approccio al digital? Come si fa a rimanere sempre al passo coi tempi?

C’è un unico modo di rimanere sempre aggiornati: studiando e sperimentando. Era il 1998 quando ho iniziato a mettermi in gioco da nerd, dietro lo schermo di un computer, e le uniche due cose per promuoversi online erano un sito web e la mail, non c’erano le tecnologie di oggi. E partendo da queste due cose ho poi accolto nel tempo le novità, ho colto le nuove opportunità che si presentavano e ho sperimentato come fosse fare marketing digitale con quelle. Anche a forza di sbagliare si trova la via giusta. La mia specialità è diventata nel tempo il personal branding, tanto che oggi i libri che ho scritto in materia sono quattro, ma non ho mai smesso di interessarmi in senso ampio a tutto il marketing digitale.

Come sei arrivato dal personal branding a diventare docente di Social media e digital marketing?

È successo quasi per caso. Ho scritto un libro ormai cinque anni fa, Fai di te stesso un brand, che ha a avuto un successo editoriale inaspettato. Quel successo mi ha trasformato da nerd dietro il pc a speaker e docente, perché da quel momento mi hanno cercato per andare a raccontare in giro questo libro.

Ti piace il tuo lavoro? E com’è raccontarlo a chi vorrebbe lavorare nel Digital Marketing?

Mi piace tantissimo, soprattutto il fatto di poter organizzare una sequenza di informazioni in modo da renderle comprensibili per l’altra persona e, ancora di più, applicabili, tanto da cambiargli la vita. Non è la prima volta che ricevo feedback positivi da parte di chi ha preso parte al master Social media e digital marketing e poi ha avuto fortuna in questo campo grazie alle competenze ottenute lì.

Quanto conta la guida dei professionisti per chi inizia?

La guida dei professionisti è preziosa, soprattutto inizialmente. Molti arrivano con il sogno di lavorare coi social nella loro vita, ma poi non sono ben consapevoli di cosa c’è davvero dietro al digital marketing, quanto studio comporta, le complessità che implica. É importante che il docente dia a chi vuole imparare soprattutto una strategia. C’è bisogno di insegnare una visione strategica, per raggiungere i propri obiettivi. E questo tipo di strategia la può trasmettere solo chi ha lavorato per anni con il digital. Personalmente, quello a cui tengo come docente è dare chi vuole imparare un metodo che si possa adottare nella pratica del lavoro di tutti i giorni, che permetta di organizzarsi ogni giorno per crescere. Questo è ancora più importante della singola nozione.

È importante acquisire competenze e basi solide in un ambito, come questo, dove molto si dà per scontato? Quanto bisogna imparare e studiare? E a chi ci si affida per aggiornarsi?

Come per tutti i mestieri, il medico, l’ingegnere, anche il digital marketer per conoscere deve studiare. E non può permettersi di pensare che quello che sa a un certo momento varrà anche per il futuro. Il mondo si evolve e non se ne può fare a meno. Il digital marketing assembla due aree amplissime: comunicazione e tecnologie. È difficile essere tenersi aggiornati anche solo su una, figuriamoci su entrambe. È un lavoro instancabile, che oltre all’esperienza fondamentale di corsi di aggiornamento come questo, comprende un’incessante lavoro di ricerca individuale su libri, blog, eccetera.

Com’è insegnare al master di Europa Innovation Business school? Cos’è più stimolante per te? Che tipo di gente incontri?

La cosa straordinaria è che tutte le volte che faccio lezione sono io a imparare da chi ho davanti. Come succede? Con interventi e domande. Magari un ragazzo che non sa niente di digital e che è venuto per imparare da me quello che so, mi fa una domanda su ciò che lui conosce già e che, se sono fortunato, è una novità completa per me e quindi un arricchimento. C’è sempre qualcuno che mi dà degli stimoli, mi racconta qualcosa che non conoscevo. Spesso sono loro che formano me, è un’opportunità di crescita davvero stimolante.

Se dovessi indicare un punto di forza di questo master?

Direi più di tutto la qualità dei docenti selezionati. Anche in altri corsi blasonati vediamo nomi di professionisti, ma in questo master si cercano docenti con esperienza che hanno dimostrato con il loro lavoro negli anni di essere professionisti di qualità.

Pensi che il digital sia un “paese per i giovani”? A quali condizioni?

Credo che il digital sia un paese per tutti, a patto di avere la flessibilità mentale adatta a questo mondo di comunicare. Ho visto cinquantenni che si adattavano meglio dei diciottenni ai mezzi di comunicazione digital. Questo non nega il fatto che più spesso si verifichi il contrario. Ma significa che chiunque può fare digital a patto di saper comprendere la grammatica e le logiche che ci stanno dietro. Quando parliamo di digital parliamo di attenzione: la stessa che abbiamo al bar ce l’abbiamo online. Se il discorso non ti interessa, non ascolti. Ma se fai in modo di essere interessante per il tuo utente guadagnerai la sua attenzione. E se riesci a farti ascoltare davvero, puoi portare la persona che ti ascolta a comprare qualcosa. È così che raggiungi l’obiettivo. Si tratta di mantenere l’attenzione su una nicchia e un tema specifico.

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Dal Master Europrogettazione di Europa Innovation all’European External Action Service. Intervista a Roberta Di Rosa, una carriera da cui prendere esempio!

di Arianna Ioli


 

Arianna: Vivi e lavori a Bruxelles, nel cuore delle Istituzioni Europee, ma quale lavoro fai esattamente?

Mi occupo di prevenzione dei conflitti, dei problemi di inclusione di genere, di prevenzione delle atrocità di massa e di pace. Lavoro per le istituzioni europee e in particolare per l’EEAS, European External Action Service, il servizio diplomatico dell’Unione Europea. (ndr. Nel team di Federica Mogherini!)

A: Immaginavi che questo sarebbe stato il tuo lavoro del futuro? Da dove sei partita? Come guardavi all’Europa dieci anni fa?

Non sapevo sarebbe stato questo il mio lavoro, ma ho creato tutti i presupposti perché lo diventasse.

Ricordo aver sentito parlare dell’UE per la prima volta a 14 anni da un funzionario che era in Sicilia per lavoro. Sembrava appassionato del suo lavoro sullo sviluppo sostenibile. Iniziai a studiare come arrivate al quartiere generale dell’UE e all’università creai un curriculum che potesse riflettere il mio interesse verso gli affari internazionali, la cooperazione allo sviluppo e i diritti umani. Iniziai a lavorare per l’università e quando si presentò l’opportunità inviai un cv per uno stage al parlamento europeo. Qualche mese dopo mi ero trasferita a Bruxelles e lavoravo per la commissione per i diritti umani in parlamento, come stagista. Durante lo stage ho capito come funzionavano i concorsi europei e ne passai uno. Una volta interna al sistema tutto divenne più chiaro, anche in termini di scopi dell’EU, che dall’Italia sembrava lontana e poco attenta ai suoi cittadini. Avendo studiato relazioni internazionali, dieci anni fa capivo bene i limiti della collegialità che 28 Stati Membri potessero comportare in termini di azione concreta dell’Unione Europea. Una volta dentro, il meccanismo si apprezza per essere democratico e flessibile.

A: E come la immagini tra dieci anni?

Tra 10 anni mi aspetto un’Europa più cosciente dei suoi vantaggi e con una società civile che la difenda dall’attacco nazionalista crescente.

A: Qual è stata la spinta a fare il primo passo?

Studiare come migliorare le cose a livello nazionale e internazionale ha rappresentato sicuramente l’inizio del mio percorso.

A: E la tua esperienza al Master? E’ stata utile?

Si, molto. Mi ha dato un’idea di come funzionassero i fondi e i progetti europei e mi ha fatto capire che la mia strada cominciava dal seguire i progetti sul campo per poi evolvere e scrivere le politiche sui finanziamenti.

A: Dopo il Master che cosa è successo? In che direzione hai lavorato e come sei riuscita ad approfondire?

Al tempo del master non lavoravo ancora per la commissione europea e ho passato il mio concorso poco dopo. Questo mi ha consentito di entrare alla direzione generale per lo sviluppo e la cooperazione, dove ho avuto modo di esplorare a lungo la parte operativa e finanziaria dei progetti europei.

A: Si può lavorare in Europa? C’è posto per i giovani?

Assolutamente si, si lavora in Europa! Ma servono molte più occasioni per informare i giovani delle possibilità che l’Unione europea offre, dagli stage ai concorsi per diventare funzionari.

A: E per chi vuole fare imprenditoria nel proprio paese? Un consiglio “europeo”?

Cominciare da idee semplici che aiutano a sviluppare soluzioni pratiche per raggiungere obiettivi specifici. Per questo occorre sapere come scrivere un progetto, il master è il posto imparare come farlo.

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Master Europrogettazione a Bruxelles e un progetto di “Integration for Cooperation” – Youth Exchange tutto da raccontare! Intervista a Gianluca Vastola

di Arianna Ioli


 

Arianna: È passato un po’ di tempo da quando ci siamo conosciuti a Bruxelles! Sono cambiate un po’ di cose. Partiamo dai fatti fondamentali: complimenti per il vostro progetto!

Siamo sempre davvero contenti quando ci arrivano così belle notizie dagli ex alunni del Master, figuriamoci se da quelli con cui siamo ancora in contatto. Ci racconti di che cosa si tratta?

Come spesso accade oggi tutto ha avuto inizio quando navigando sul web ho ricavato le informazioni del bando. Ho sentito subito Luigi (Cutolo) perché lavoriamo insieme. Successivamente, abbiamo telefonato i potenziali partner per condividere insieme il progetto che avevamo in mente. Il feedback è stato positivo. Non abbiamo mai avuto paura perché le idee da mettere in campo già c’erano! E tutti i dubbi che nascono inevitabilmente – come in ogni cosa della vita – ce li siamo tolti lavorando con tenacia. Abbiamo deciso di provarci davvero quando tutti gli attori principali erano consapevoli di cosa avremmo dovuto affrontare.

Quando abbiamo saputo dell’approvazione c’era tanto entusiasmo che ha sicuramente facilitato la coesione, la fiducia e la stima tra gli attori, soprattutto perché con presunzione sapevamo di aver lavorato seriamente e credevamo fortemente nel progetto. La sensazione credo sia stata simile a quella che prova uno sportivo quando, dopo tanti allenamenti, realizza una vittoria concreta nel momento più importante. Ma l’approvazione, si sa, non è la fine e dopo la meritata soddisfazione siamo passati a pensare nuovamente a cosa c’era da fare per il progetto. Non c’è soddisfazione più grande che vedere il progetto realizzato al massimo delle sue possibilità.

A: Qual è stata due anni fa la spinta a iscriverti al Master, perché guardavi all’Europa come ad un’opportunità che avrebbe potuto fare al caso tuo?

Ho deciso di frequentare il master per diverse motivazioni che – forse – sono la premessa giusta a tutte le risposte date a questa breve intervista. Vengo da studi di politiche, istituzioni e sviluppo del territorio, e qualche tempo prima di frequentare il master avevo fondato due associazioni. Prima ancora ero attivo in organizzazioni istituzionali, ho partecipato a scambi del programma erasmus +, e da qui la necessità di volermi migliorare ma soprattutto di voler sfruttare le opportunità del nostro tempo. Avendo conosciuto il meglio delle organizzazioni pubbliche e no profit, ho potuto coglierne anche i limiti – quantomeno quelli presenti nel mio territorio. In sintesi, da qui è nato il bisogno di continuare a formarmi e, da europeista convinto, quello di partecipare al Master in Europrogettazione. Per migliorare quello che c’è di buono nel presente e soprattutto per superare i limiti culturali e formativi per il futuro. Ho scelto Bruxelles perché per forti stimoli avevo bisogno anche della giusta cornice.

A: Secondo te, cosa possono fare – se possono fare qualcosa- le Istituzioni Europee per chi lavora nel campo della cultura, del sociale, dell’innovazione. Ci sono risorse?

Certo, abbiamo tante risorse a cui attingere e questo in grandissima parte già avviene. Poi, l’euroscetticismo cresce e dobbiamo comprendere le difficoltà dei cittadini e coinvolgere sempre più persone nel progetto di unione europea trasmettendo i valori portanti e le opportunità. Ci sono programmi europei che vanno proprio in questa direzione.

A: Che cosa ci vuole per scrivere un progetto vincente? Il Master ti ha aiutato? C’è stato un insegnante che ti ha folgorato più degli altri?

Cosa serve per avere successo onestamente non lo so. Il master mi ha sicuramente aiutato: innanzitutto per avere conferma del fatto che stessi seguendo il percorso giusto per me e questo non è un dettaglio scontato. Così come mi è servito tanto viste le competenze dei docenti che mi hanno fatto crescere e l’ottima organizzazione che ha facilitato l’apprendimento con un clima disteso ma serio. Tra i docenti ho cercato di rubare (oltre che le tante informazioni) da Bruno Mola la capacità di comunicare, di caricare e coinvolgere, e da Raniero Chelli la sicurezza in sé stessi e nei propri mezzi. Prof. Chelli che ho avuto il piacere di incontrare di nuovo alla celebrazione dei 400 master a Palazzo Giustiniani.

A: cosa consiglieresti a chi inizia?

A chi inizia consiglio: determinazione, non avere paura di sbagliare, e lo spirito giusto per lavorare con le persone. Ed una frase: “nessun vento è favorevole per un marinaio che non sa a quale porto vuole approdare”, Seneca.

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Master Social Media e Digital Marketing, la parola a Luca Bove, consulente di Digital Marketing, esperto di Local Search e docente

di Sofia Fiorini


Da Esperto di Local Search e SEO a docente di Social Media e Digital Marketing, com’è stato il tuo cammino verso il mondo del digital?

Il centro della mia attività e il suo primo interesse riguarda l’utilizzo e la logica dei motori di ricerca, che sono molto importanti per avere risposte alle domande che ci poniamo. Provengo da una lunga storia di search marketing, che mi ha portato poi nel tempo ad avvicinarmi per necessità al mondo del social e delle sue regole, oltre che del digital marketing in generale, perché non tutto è legato ai motori di ricerca. I motori di ricerca sono solo uno (seppur molto importante) dei tanti touch point tra azienda e potenziali clienti di cui bisogna tenere conto. Ed è un elemento importante da tenere in considerazione per chi vuole restare aggiornato in formazione. Ed è di questo che mi occupo principalmente anche come docente del master Social media e Digital marketing.

Com’è insegnare al master Social Media e Digital Marketing? Che tipo di gente incontri?

Di solito ci sono persone che si stanno approcciando al mondo digitale e vogliono cominciare a sfruttarlo adeguatamente a scopi lavorativi. Decisamente un’esperienza stimolante.

Ti piace il tuo lavoro? E raccontarlo a chi vorrebbe lavorare nel Digital Marketing?

Decisamente sì. Fra l’altro è un settore a forte crescita e di esperti in questo campo c’è davvero tanta richiesta, perché siamo ancora in pochi. Poi c’è un alto tasso di varietà di figure richieste, perché il digital marketing ha una gamma di applicazioni professionali altissima. Dalle più tecniche – quelle che sanno colloquiare con le macchine e che, sebbene siano invisibili, sono fondamentali, perché propedeutiche a tutto il resto – alle più creative, è un mondo che pullula di possibilità occupazionali.

E le possibilità si moltiplicano ulteriormente se si pensa che ogni aspetto può essere verticalizzato e approfondito. Per esempio, il progetto a cui mi sto dedicando ormai da alcuni anni è quello della local strategy (https://www.localstrategy.it), primo progetto verticale in Italia che aiuta a gestire in modo semplice la propria presenza come azienda sulle mappe virtuali (prima tra tutti Google My business), semplificando processi interni come la gestione dei dati.

È importante acquisire competenze e basi solide in un ambito, come questo, dove molto si dà per scontato? Quanto bisogna imparare e studiare? E a chi ci si affida per aggiornarsi?

È importantissimo studiare tanto e sempre, non bisogna fermarsi mai. Seguire dei corsi strutturati, soprattutto all’inizio, aiuta ad avere basi solide e a seguire una linea definita. Ma anche una volta che si sono acquisite le competenze di base, bisogna restare costantemente aggiornati sul campo.

D’altra parte la scelta, nel caso si decida di partecipare a corsi di formazione e aggiornamento, non è sempre facile, vista l’abbondanza di proposte. Un buon metodo per scegliere un corso di qualità è sicuramente controllare i nomi e i cv dei docenti. Si tratta di professionisti del settore con esperienza? O il loro bagaglio comprende solo la formazione? I migliori consigli vengono poi da chi ha frequentato gli stessi corsi in precedenza e può dare informazioni per esperienza.

Pensi che sia un mondo per i giovani? A quali condizioni?

Non è di certo un percorso facile quello di chi decide di aprirsi spazi in questo settore, ma certamente dà molte soddisfazioni. Gli spazi aperti oggi e ancor più per il futuro ci sono, e sono notevoli. Bisogna provare a raggiungerli, dandosi da fare. È un settore in cui non ci si può permettere di stare fermi, bisogna saper stare al passo con le novità, ed è a questo che servono master professionali come quello di Europa Innovation Business School. A chi si affaccia a questo settore da neofita consiglio di fare dei test su piccoli o piccolissimi progetti, ad esempio aprire e gestire, anche in modo gratuito, piccoli siti per tempi limitatissimi e mettersi alla prova con quelli. Non è altro che un esperimento su sé stessi per capire se il digital fa per voi, e se è la strada giusta. Aiuta a confrontarsi col tipo di lavoro particolare che è il digital marketing, che spesso è più impegnativo di quanto non si creda.

È vero che aziende, organizzazioni, insomma chi non si adegua resterà inesorabilmente indietro, o è una visione catastrofica?

Si è vero, chi non sta al passo con il digital è sicuramente svantaggiato. In più da noi si aggiunge il problema della particolarità della situazione italiana, composta da piccole aziende, che non riescono a mettere a sistema l’innovazione. Per le nostre aziende, la direzione da prendere da ora in poi è creare al loro interno una sezione dedicata alle innovazioni, che favorisca la formazione continua e lasci spazio a nuove attività. Da questo punto di vista, moltissimi devono reinventarsi. Capita spesso che in alcuni ambiti siano più avanti, aggiornati, consapevoli i clienti che non gli imprenditori.

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Intervista a Gaetano Romeo, Digital Entrepeneur, start up mentor e Docente Master Social Media e Digital Marketing

di Arianna Ioli


 

gaetano romeoA: Com’è stato il tuo cammino verso il social media marketing? Ho visto l’altro giorno su Instagram le tue tesi di laurea, da Sahl a Jùnger alla SEO! Un bel salto!

G: Eh sì mi hai beccato! In tanti si stupiscono quando scoprono che ho un percorso prettamente umanistico e che ho una passione per la letteratura tedesca contemporanea, tale percorso mi aiuta tuttavia ad avere una mente molto più frizzante e creativa rispetto a chi ha un percorso prettamente tecnico. Ovviamente ho colmato alcune lacune di background tecnico studiando e facendo corsi di programmazione. Mi sono avvicinato al settore Digital quasi per caso quando, nel 2003, il titolare di un’agenzia viaggi per la quale lavoravo a Palermo si pose il dubbio di come mai, cercando su Google, non veniva mai fuori la sua struttura, da li è scattata la fiamma.

A: Ti piace il tuo lavoro? E raccontarlo a chi vorrebbe diventare – quasi- come te?

G: In realtà non mi piace il mio lavoro, lo amo! Adoro quello che faccio ogni giorno perché mi permette di non annoiarmi mai, quando gli altri SEO si dannano per gli update di Google per me è invece una gioia, in quanto posso mettermi di nuovo in gioco, sempre. Per fare strada bisogna avere tanta pazienza, umiltà, sacrificio, coraggio e una buona dose di sana follia che non guasta mai.

A: E’ importante acquisire competenze e basi solide in un ambito, come questo, dove moltissime cose si tendono a dare per scontate o per già acquisite? Mi vengono in mente soprattutto i più giovani… Quanto bisogna imparare e studiare?

G: Bisogna studiare, ascoltare, elaborare e sperimentare, attenzione all’ultimo punto, la teoria va bene, ma se non metti in pratica quanto studiato non ha nessun valore, quindi sperimentate fino a farvi penalizzare da Google, solo chi è risalito dall’inferno è pronto a conquistare il mondo.

A: Se dovessi raccontare la Digital Transformation, ad un bambino di cinque anni, come la racconteresti?

G: In maniera semplice, prendi tuo nonno e fagli vedere come utilizzare il Tablet, non è uno scherzo mio figlio Leonardo di 2 anni è capace di far cose che non avrei mai immaginato! Parlando seriamente la digital trasformation è un processo che dovrebbe, a mio avviso, subire un’accelerazione importante in Italia, troppe PMI ancora sono indietro e bisognerebbe snellire i processi e i flussi aziendali grazie all’uso della tecnologia.

A: Un consiglio per chi ancora pensa di poter scegliere di non adeguarsi!?

G: Adeguati altrimenti vai a vivere in una caverna! Non c’è alternativa purtroppo il mondo è cambiato e bisogna adattarsi ai cambiamenti

A: Un progetto di innovazione digitale che ti è particolarmente piaciuto o un’impresa, anche piccola  che sta lavorando bene in questa direzione e potrebbe essere un esempio di buona pratica?

G: Sto lavorando molto bene con diverse start-up, mi piace segnalare Ricompro, Guesthero, Bemymood, Wecontent, Paladin e tutto il network di Entire digital Publishing (notizie.it), realtà con le quali sto costruendo anche grazie al mio apporto qualcosa di importante. Si parla tanto di Growth Hacking, ma gli esempi che citano sono sempre i soliti americani, spero a breve di poter portare uno dei primi casi italiani, tenete d’occhio queste Start-up!

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Simona Toni, socia fondatrice di Psicologi Digitali – Ex alunna del Master Social Media Digital Marketing

di Arianna Ioli


 

A: E’ un piacere ritrovarti! Ti abbiamo seguito su Facebook, ne hai fatta parecchia di strada da quando ti abbiamo conosciuta al Master Social di Milano! Iniziamo dalle domande fondamentali: ti piace il tuo lavoro? Il tuo percorso riguarda un settore molto particolare del digital, che cosa fai esattamente?

S: Il mondo digital è sicuramente il mio mondo. Ho trovato nei social network il mio habitat naturale per esprimermi sia da un punto di vista personale che professionale. Dopo una tesi di laurea sulle competenze digitali, con focus sulla propria auto-promozione online, che ho chiamato Digital Smartness, e una serie di progetti e attività come Social Media Manager; Mentor e formatrice di Personal Branding e Social Network, ho fondato una mia agenzia di comunicazione con due colleghi di studi: Psicologi Digitali. Amo il mio lavoro, perché ogni giorno è sempre nuovo, ogni giorno mi spinge a dovermi costantemente aggiornare e formare e mi pone sempre di fronte a nuove sfide che mi mettono alla prova. Non è facile far riconoscere il valore delle attività di comunicazione online in un mondo in cui chi detiene il potere decisionale e monetario appartiene ad una generazione cresciuta lontano dal digitale, ma step by step ce la stiamo facendo.

A: Investire sulla formazione in questo ambito non è così scontato, molti pensano di saperne abbastanza! Perché avevi deciso di dedicare cinque giorni – lunghissimi per il tuo modo di vivere, o no? – della tua vita al Master Social di Europa Innovation Business School?

S: Anche io, come molti altri, sono arrivata al Master dopo averci “provato da sola”. Avevo già lavorato con i Social Network, studiavo la magistrale di Psicologia del Marketing e della Comunicazione e quindi sapevo cosa e come dover comunicare online di un certo brand, ma mi mancava qualcosa: la parte di riconoscimento di queste competenze, che alla fine molti millantano di avere in modo naturale. Ho deciso così di iscrivermi al Master, mentre ero in piena sessione invernale di esami universitari. Ho capito che niente è improvvisazione e istinto, ma tutto è analisi, strategia e implementazione. La parte su cui il Master mi ha aiutato di più è lo sviluppo di un certo mindset, che implica analizzare e poi agire, e secondariamente, ma non per importanza, mi ha fornito tanti tool tecnici di cui prima ignoravo l’esistenza. In poche parole, quello che mi ha aiutato a fare questo Master è stato rendere strutturata e professionale la conoscenza e competenza della comunicazione strategica sui social network.

A: C’è stato un insegnante che ti ha folgorato più degli altri?

S: Sicuramente Andrea Boscaro. Durante il Master ha parlato di uno dei miei temi preferiti, quello dello Storytelling e ce ne ha parlato facendo Storytelling. Era un tema su cui pensavo già di sapere abbastanza e per questo forse mi ha sorpreso particolarmente la sua presentazione. Ho avuto modo di avere accesso non solo a nuove conoscenze e idee, ma soprattutto a interessanti spunti di riflessione e ispirazioni per future presentazioni.

A: Si sente tanto parlare di Digital Transformation in Italia e di aziende che investono in questo settore, quale è stata ed è la tua esperienza? E’ un mondo aperto ai giovani? A quali condizioni?

S: Da giovane neolaureata sono riuscita a ritagliarmi il mio piccolo spazio in questo mondo, perciò quello che mi sento di dire è sì, assolutamente! Previe alcune condizioni: fare network fin dagli anni universitari e crederci tantissimo. Se si vuole lavorare come dipendente in questo ambito la strada per un lavoro stabile è molto lunga, fatta di stage su stage, ma se si cominciano a fare già durante gli anni di studio, poi una volta laureati si è già dei professionisti completi. Il network poi è fondamentale, non so a quante conferenze, workshop e networking aperitivi io abbia partecipato durante gli anni della laurea magistrale, ma ognuno di questi, anche quello che poteva sembrare apparentemente meno strategico per i miei obiettivi professionali, mi ha portata sempre a qualcosa. Il passaparola in questo mondo è qualcosa di potentissimo ed essenziale direi.

A: Qualche consiglio per chi inizia e non sa bene da che parte girarsi?

S: “Invitate il sì nella vostra vita e la vita, a sua volta, vi risponderà sì”. Questa è un po’ la frase che mi ha guidata negli ultimi anni di vita. Ho sempre detto di sì, ad ogni proposta, ogni progetto, ogni lavoretto, ogni richiesta di aiuto, ogni opportunità, ogni occasione di crescita, ogni apparentemente perdita di tempo. Sono fermamente convinta che facendo e mettendosi alla prova, anche in contesti completamente differenti tra di loro, porti sempre, alla fine, nel lungo periodo, a qualcosa di buono, a quel valore aggiunto che si stava cercando da tempo. Perciò, anche se nel breve periodo una certa attività possa sembrare tempo sprecato e tolto all’attività primaria di studio, nel lungo periodo porterà a qualcosa. L’effetto serendipity, ossia della scoperta di qualcosa di fantastico mentre si stava facendo o cercando altro, è un qualcosa su cui ho sempre creduto e l’ho sempre perseguito invitando il sì nella mia vita. Questo è dunque il consiglio che mi sento di dare: buttatevi, fate, non abbiate paura di togliere tempo allo studio, perché tutte queste attività “extra” saranno poi quelle che vi faranno fare il salto di qualità una volta laureati/diplomati.

A: Un progetto di innovazione digitale che ti è particolarmente piaciuto a cui hai partecipato in prima persona o a cui ti sarebbe piaciuto partecipare?

S: Non posso non parlare della web agency di cui sono socia fondatrice. Ci chiamiamo Psicologi Digitali, siamo tre psicologi con una grande passione: il mondo digitale e in particolare quello dei social network. Abbiamo così avuto l’idea di unire queste due nostre anime facendo attività di Digital e Social Media Marketing, ma con un approccio psicologico. Cosa significa questo per noi? Significa avere uno sguardo diverso sulle cose, significa cercare di portare i concetti psicologici del mondo accademico all’interno del mondo delle aziende e in particolare nel loro reparto di Marketing e Comunicazione. Crediamo che l’innovazione nasca dalle intersezioni tra discipline apparentemente diverse. Lo abbiamo pensato, lo abbiamo fatto, ne abbiamo parlato e adesso ne stiamo cominciando a raccogliere i frutti.

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ntervista a Luigi Cutolo, Logistic Manager di “Integration for Cooperation” – Youth Exchange ed ex corsista Master Europrogettazione

di Arianna Ioli, 3 Ottobre 2018


 

A: E’ passato un po’ di tempo da quando ci siamo conosciuti a Bruxelles! Sono cambiate un po’ di cose. Partiamo dai fatti fondamentali: complimenti per il vostro progetto! Siamo sempre davvero contenti quando ci arrivano così belle notizie dagli ex alunni del Master, figuriamoci se da quelli con cui siamo ancora in contatto. Ci racconti di che cosa si tratta?

L: “INTEGRATION FOR COOPERATION” è un progetto di scambio che mira ad accrescere tra i giovani la consapevolezza di essere cittadini europei attraverso un meeting di scambio giovanile. Il Focus è l’educazione non formale come stimolo alla creazione di reti e alla realizzazione di gemellaggi.

L’idea nasce da una rete pregressa di contatti tra giovani e associazioni attivi sul territorio che, avendo sviluppato competenze in ambito sociale ed internazionale, hanno deciso di presentare una proposta progettuale.

Qual è stata due anni fa la spinta a iscriverti al Master, perché guardavi all’Europa come ad un’opportunità che avrebbe potuto fare al caso tuo?

Da anni sono attivo in progetti di utilità sociale e culturale nel territorio dove sono nato e cresciuto, in Provincia di Napoli ed ho tristemente realizzato che reperire risorse finanziarie ed umane per far nascere e crescere questi tipi di progetti è molto difficile. Personalmente mi sento di dire che sono un giovane Napoletano, Italiano ed Europeo e che per questo motivo ho sempre guardato all’Europa come ad un’opportunità e non come a una minaccia. Proprio in questa prospettiva ho sentito ad un certo punto l’esigenza di approfondire le opportunità che l’Europa offriva ed offre. Infatti, per me il Master è stato il cosiddetto “entry level” ovvero mi ha dato la possibilità di scoprire quali sono le logiche e le competenze chiavi che servono per trasformare “un’idea e basta” in un’idea progettuale che stia in piedi.

A: Secondo te, cosa possono fare – se possono fare qualcosa- le Istituzioni Europee per chi lavora nel campo della cultura, del sociale, dell’innovazione. Ci sono risorse?

L: Le Istituzioni Europee hanno una grande responsabilità nei confronti di tutti coloro che lavorano nel campo della cultura, del sociale, e dell’innovazione perchè proprio questi tre settori determinano l’avanzamento o l’arretramento di una nazione. Purtroppo, spesso, si ha una sensazione di lontananza da queste istituzioni quasi di abbandono, quindi personalmente penso che in primis questa distanza debba essere accorciata aumentando la sensibilizzazione del senso di appartenenza all’Europa e successivamente avendo una copertura su tutto il territorio nazionale di agenzie che informano, promuovono e spronano a presentare progetti validi affinché ogni singolo euro destinato all’Italia venga speso.*

A: Che cosa ci vuole per scrivere un progetto vincente? Il Master ti ha aiutato?

L: Pur essendo agli inizi di questo lavoro non sono ancora riuscito ad individuare una formula davvero vincente ma fin da subito ho notato due elementi fondamentali:

  1. avere un’idea chiara così da evitare fraintendimenti tra i partner e poterla sviluppare senza intoppi.
  2. Scegliere i Patner giusti ovvero costruire il team che scriverà e gestirà il progetto in modo da avere a che fare con persone – associazioni, enti, istituzioni…- motivate e affidabili che svolgano con professionalità il proprio lavoro.

Il Master Europrogettazione che ho frequentato a Bruxelles, mi ha aiutato a capire l’approccio che si deve avere nei confronti di un bando. infatti credo che oltre a fornire un approccio ai bandi europei sia molto efficace per chi si approccia ai bandi strutturali- regionali. Ad oggi non ho ancora presentato una proposta progettuale alla Commissione Europea ma grazie agli insegnamenti del master ho avuto la possibilità di presentare una proposta progettuale alla Regione Campania la quale ha finanziato il progetto.

A: Cosa consiglieresti a chi inizia?

L: Sicuramente consiglio una buona formazione, irrobustire la rete di contatti e soprattutto NON ARRENDERSI MAI.
*Ndr: Mancano due anni al termine dei correnti sette anni di programmazione: sono tantissimi i fondi che non sono stati ancora spesi e la previsione è che non verranno spesi tutti!

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Intervista a Roberta Pinna

di Arianna Ioli


 

A: Iniziamo dalle domande fondamentali: ti piace il tuo lavoro? E insegnarlo a chi vuole imparare? Una bella responsabilità essere d’esempio.

R: Ciao Arianna * prima di tutto ti ringrazio per questa intervista e per avermi coinvolta come docente nel progetto di Master in Social Media e Digital Marketing. Rispondo subito in maniera diretta e probabilmente scontata alla tua prima domanda: io amo il mio lavoro. Presumo che il mio percorso professionale sia stato scelto per me dal mio carattere, sono una persona estroversa ed espansiva, amo il contatto con il pubblico oltre che relazionarmi con le persone dal vivo e online. Ho iniziato ad insegnare la mia professione 4 anni fa, e ho scoperto che amo farlo perché a trascinarmi sono sempre la passione e l’entusiasmo per la materia oltre che un pubblico curioso, interessato e motivato. Essere d’esempio è una bella responsabilità ed è proprio per questo che in aula porto con me la mia esperienza, casi studio e situazioni complicate alle quali ho trovato soluzione.

A: Fare formazione non è così scontato in un ambito in cui tutti pensano di saperne abbastanza! Quanto servono competenze e basi solide per poter lavorare come professionisti?

R: Assolutamente Arianna, non è per nulla scontato. Fare formazione comporta oltre che avere esperienza e competenze, delle buone doti esplicative. Per lavorare come professionisti, soprattutto in questo settore in continua evoluzione, credo sia necessario uno studio quotidiano e tanta pratica. Solo con un regolare allenamento, un’attitudine positiva verso la materia e una buona dose di ambizione si possono raggiungere dei risultati soddisfacenti. Secondo la mia opinione è più importante il percorso di crescita che l’arrivo.

A: Pensi che sia un mondo per i giovani? A quali condizioni?

R: È un mondo fatto principalmente per i giovani. Le condizioni sono due: serietà e consapevolezza. Al giorno d’oggi noto che la massima ambizione di tanti adolescenti sia quella di diventare Influencer o Youtuber: pensano al numero di follower, ai regali ricevuti o al free pass per l’evento del momento omettendo lo studio, la cosa a parer mio più importante. Non si vive di regali, gadget o follower o per lo meno non sono il giusto punto di partenza per intraprendere una vera professione.

A: Si sente tanto parlare di Digital Transformation ma in Italia, a parte qualche eccezione, siamo davvero ancora all’inizio. È vero che aziende, organizzazioni, insomma chi non si adegua resterà inesorabilmente indietro o è una visione catastrofica?

R: Sinceramente penso sia più catastrofico essere online in maniera scorretta, tanto per esserci, che non essere presenti. Deve essere chiaro nella mente di chi gestisce un’azienda o un’organizzazione che la Digital Transformation non è un passatempo o un lavoro complementare di chi si occupa (ad esempio) di accoglienza, ma un bell’investimento a medio e lungo termine. Tempo, risorse, contenuti e materiali, testi, campagne pubblicitarie, analisi, strategia, assistenza (etc.) hanno un costo. Farlo per un breve periodo, senza identificare dei veri e propri obbiettivi, senza misurare dei risultati e tanto per poter affermare “l’ho fatto anche io” equivale a fare non uno ma almeno 10 passi indietro più una grande dose di rischio di far male o lasciare il progetto incompiuto.

A: E anche in questo caso, si parla di serietà, consapevolezza e una buona dose di approfondimento, se non fraintendo, tuttavia “Digital is in the air” come si legge all’aeroporto di Torino! Qualche consiglio per seguire questo buon vento?

R: Il mio consiglio è quello di identificare, prima di tutto l’obbiettivo, non improvvisare ma pianificare e trasformare. In poche parole adattarsi al cambiamento. All’aeroporto di Torino hanno pensato di progettare una rete non spettacolarizzata da schermi o apparecchiature elettroniche per connettere i vari player che operano all’interno della struttura. L’innovazione rientra nelle categorie dei big-data della IOT e della User Experience. È quest’ultima, la UX che insieme al Conversational Marketing e il Gaming, che presumo siano aspetti da approfondire in questi ultimi anni non necessariamente con delle opere visibili al pubblico. Immagino che l’esperienza dell’utente, in questo caso consista nel poter usufruire di una linea wi-fi funzionante o magari quella di velocizzare un’attesa in fila. Io che sono un’amante dei viaggi in aereo dovrei testare questo “nuovo” aeroporto.

A: Prossima meta Torino Caselle allora, peccato che il più delle volte, sia più comodo il treno per raggiungere il capoluogo piemontese! Ultima domanda per te: mi piacerebbe conoscere un progetto d’innovazione che ti è particolarmente piaciuto o una città che sta lavorando bene in tal senso.

R: Un progetto innovativo, di cui ho sentito parlare e che mi è piaciuto particolarmente, è l’inaugurazione di Casa Siemens a Milano. La nuova sede milanese è la realizzazione di un progetto di riqualificazione della città. Casa Siemens è composta da due Green Building di prima categoria in classe A e realizzato secondo il protocollo Leed Gold. Quindi, smart working e spazi di lavoro affiancati da diversi luoghi d’incontro come una palestra e un nuovo impianto sportivo, negozi, il servizio di bike sharing e un’area verde e una dedicata alla realizzazione di un orto.

 

*Ndr Arianna sono io! Direttrice e Content Curator di Europa Innovation Business School!. L’intervista è stato un piacevole scambio con la fantastica Roberta Pinna e ho deciso di lasciare il tono informale e allegro, così com’è!

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