di Roberta Papaleo e Vito Cellamaro, 2016


 

Presidente Markkula, secondo lei in che modo finora la strategia Europa 2020 ha fatto la differenza? Si è registrato un contributo tangibile delle iniziative in termini di crescita?

Secondo me sì. In particolare, la strategia Europa 2020 ha portato gli obiettivi su un nuovo livello e affinato le azioni. La sfida principale negli ultimi anni è stata capire come raggiungere questi obiettivi.

Nel quadro delle iniziative prese con Europa 2020, che nuovo significato ha acquisito l’espressione ‘Europa Unita’? La strategia ha favorito una collaborazione maggiore reale tra i vari attori dell’Unione Europea, dalle istituzioni agli attori delle società civili degli Stati Membri?

Sì, lo penso. In base alle priorità che il Comitato delle Regioni ha identificato per il periodo 2015-2020, c’è bisogno di concentrare le azioni sul movimento bottom-up. È un movimento in avanzamento, sia a livello municipale che in termini di cittadini, imprese, università e di altre comunità. In questo senso, il Comitato delle Regioni è una delle istituzioni chiave a livello europeo.

Quali nuovi iniziative proporrebbe per migliorare i risultati della strategia Europa 2020? Quale delle esistenti migliorerebbe o approfondirebbe?

Il Comitato ha espresso in diverse opinioni che l’Europa ha bisogno di attivare delle partnership tra le città e le regioni e di promuovere attività innovative tra questi due gruppi in tutti i più importanti settori dove c’è bisogno di riforme. Abbiamo bisogno di innovazione nella società, che può essere incoraggiata da un più affinato uso di strategie regionali di specializzazione intelligenti, definite dalle regioni stesse. Chi prende le decisioni in politica, sia a livello regionale che europeo, deve mettere l’accento sull’importanza dell’attività delle strategie di specializzazione, dove il movimento bottom-up incontra gli obiettivi della strategia Europa 2020.

Il programma Erasmus è sempre stato considerato come un modello per la diffusione dello spirito di integrazione europea. Secondo lei quale iniziativa o programma iscritto nel quadro della strategia Europa 2020 potrà avere questo ruolo?

I programmi settoriali per l’istruzione continueranno a svolgere un ruolo chiave in futuro, ma l’Unione dell’Innovazione produrrà sempre più risultati rendendo più veloce la crescita sostenibile attraverso una maggiore cooperazione a livello europeo. Le idee migliori verranno rielaborate insieme e adattate in modo da poterle applicare in tutta Europa.

Esistono settori della strategia Europa 2020 che necessitano di un intervento ancora maggiore?

Di certo c’è molto lavoro da fare in molti settori. La digitalizzazione sta già cambiando il modo di pensare globale. Il completamento del Mercato Unico Digitale ha quindi la massima priorità.

Si sente spesso parlare di fondi europei che non vengono spesi in progetti da parte delle regioni dei vari Stati Membri. Che tipo di intervento consiglia affinché i fondi vengano effettivamente usati e spesi al meglio da ogni regione?

La Commissione Europea ha creato un gruppo di esperti, guidato da Siim Kallas [presidente del gruppo di alto livello per la semplificazione ed ex Commissario per i Trasporti, ndr], per semplificare la gestione dei fondi dell’UE, sopratutto il Fondo di Coesione. Attendo con speranza i risultati del loro lavoro. L’impatto deve essere al centro di tutta la progettazione. Possiamo aumentare considerevolmente la flessibilità nell’uso dei fondi e ridurre le istruzioni dettagliate e i controlli, fintanto che il progetto produce dei risultati significativi.

Che tipo di impatto ha avuto la strategia Europa 2020 a livello di sviluppo regionale? La sua implementazione è risultata in esiti tangibili a livello locale?

La strategia Europa 2020 ha riunito e guidato gli obiettivi sul livello europeo. Ora è il momento di concentrare l’attenzione sulle attività rivolte alle città e alle regioni, in modo che le loro best practices possano essere affinate e diffuse ovunque. Al Comitato delle Regioni abbiamo documentato ampiamente questi risultati. Ancora più di prima, abbiamo bisogno di sinergie e cooperazione di natura trasversale. La nuova struttura organizzativa della Commissione Europea, dove i vice-presidenti coordinano il lavoro di diversi Commissari e DG con l’obiettivo di aumentare l’armonia, può dare il suo contributo in questo senso.