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  • Agenda digitale: incentivare la digitalizzazione della cultura dell'UE per favorire la crescita

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      Bruxelles, 28 ottobre 2011 – La Commissione europea ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri dell’UE ad intensificare le proprie iniziative, a mettere in comune le rispettive risorse e a coinvolgere il settore privato sul fronte della digitalizzazione del materiale culturale. La digitalizzazione è infatti uno strumento essenziale per ampliare l’accessibilità al patrimonio culturale dell’Europa e per promuovere la crescita nelle industrie culturali europee. I materiali digitalizzati dovrebbero essere resi disponibili attraverso Europeana, la biblioteca, l’archivio e il museo digitale d’Europa (www.europeana.eu).
      La raccomandazione invita gli Stati membri a sviluppare piani affidabili e istituire partenariati per inserire in Europeana 30 milioni di oggetti entro il 2015 rispetto ai 19 milioni attualmente disponibili; incrementare la presenza in rete di materiale fuori commercio o coperto dai diritti d’autore e adattare le normative e le strategie nazionali al fine di garantire la conservazione a lungo termine dei materiali digitali.
      La Commissaria europea per l’Agenda digitale e vicepresidente della Commissione Neelie Kroes ha dichiarato: “L’Europa possiede probabilmente il più vasto patrimonio culturale del mondo. Non può permettersi di perdere l’opportunità offerta dalla digitalizzazione e rimanere inerte di fronte al declino culturale. La digitalizzazione porta la cultura nelle case della gente e costituisce una risorsa preziosa per l’istruzione e per il settore del turismo, dei giochi, dell’animazione e dell’industria culturale in genere. Investire nella digitalizzazione stimolerà la nascita di nuove imprese e creerà nuovi posti di lavoro”.
      Europeana, che è stata varata nel 2008 con 2 milioni di oggetti, attualmente contiene più di 19 milioni di oggetti, cui ora è possibile accedere tramite un’interfaccia più interattiva e intuitiva. Al fine di ottenere una ripartizione più equilibrata di ciascun paese europeo, la raccomandazione stabilisce un contributo minimo di contenuti che ciascuno Stato membro dovrà apportare ad Europeana entro il 2015.
      La raccomandazione si basa sulle conclusioni del 2010 del Comité des Sages (il gruppo di riflessione di alto livello) in merito alla messa in rete del patrimonio culturale europeo (IP/11/17).
      L’agenda digitale per l’Europa pone fra i suoi principali obiettivi l’adozione di misure adeguate a supporto delle industrie culturali e creative e l’elaborazione di un modello di finanziamento sostenibile per Europeana (vedi IP/10/581, MEMO/10/199 e MEMO/10/200).
      fonte: Commissione Europea

  • La futura politica di coesione 2014-2020: quali opportunità per le regioni?

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      Salvare la Grecia, “sorvegliare” l’Italia , ricapitalizzare le banche europee e aumentare il Fondo salva Stati. Questo il sunto del Vertice di fine ottobre tra capi di Stato e di Governo dell’Ue. Un percorso difficile verso una più forte integrazione di politica economica che rappresenta l’unica via verso la stabilità e la crescita del continente.
      È in questo contesto delicato che l’Unione europea è impegnata nell’importante dibattito sul nuovo bilancio dell’UE e sul futuro delle prossime politiche europee 2014 - 2020
      Nel mese di ottobre, la Commissione europea ha infatti presentato le proposte di regolamenti, ovvero di quei pacchetti legislativi, tanto attesi, sulla prossima politica di coesione e sulla futura Politica Agricola Comune (PAC), che saranno adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio entro il 2013.
      Trattandosi delle due principali politiche europee di competenza regionale, e che rappresentano il 76% dell’attuale bilancio dell’Ue, le regioni d’Europa sono chiamate ad portare il proprio contributo in seno al dibattito in corso. 
      In materia di politica regionale, le proposte della Commissione enfatizzano la necessità di una “maggiore efficacia ed efficienza” nell’utilizzo dei Fondi strutturali, così come si evinceva anche dal V Rapporto sulla coesione economica, sociale e territoriale e dalla successiva consultazione europea. 
      Le novità più significative della futura politica regionale sono i) la “nuova Architettura della politica”, ii) l’”approccio rivolto ai risultati” e iii) “una maggiore integrazione con le altre politiche europee”.
      i) La nuova Architettura della politica post 2013 prevede due obiettivi, il primo definitivo “Investimenti per la crescita e l’occupazione” e il secondo denominato “Cooperazione Territoriale”. Entrambi si applicano a tutte le regioni d’Europa, a prescindere dal livello di ricchezza; viene così superata la tradizionale filosofia dei Fondi strutturali basata su diversi obiettivi per specifiche categorie di regioni.
      ii) L’approccio rivolto ai risultati prevede una maggiore concentrazione delle risorse su alcune priorità di intervento collegate alla strategia Europa 2020 e, altresì, una misurazione degli interventi attraverso l’utilizzo di indicatori. Questi ultimi permetterebbero di misurare l’efficacia dell’impiego dei fondi, evidenziando in tal modo l’impatto della politica di coesione nei diversi territori. In questo contesto sono definite condizionalità ex-ante, ex-post e macro-economiche (quest’ultime molto contestate dalle regioni d’Europa), che dovrebbero servire a migliorare la performance. 
      iii) Per migliorare il coordinamento tra la politica di coesione e le altre politiche europee, è prevista una maggiore integrazione - attraverso il Quadro Strategico Comune - dei Fondi strutturali con il Fondo Agricolo per lo Sviluppo Rurale e il Fondo Marittimo e per la Pesca. 
      In materia di risorse, la proposta prevede che all’obiettivo "Investimenti per la Crescita e l’Occupazione" siano dedicati 324 miliardi di euro, di cui il 16,39% per le regioni più sviluppate. 
      Nella proposta legislativa, il Fondo Sociale Europeo viene rafforzato, e per le regioni più sviluppate è previsto che esso rappresenti almeno il 52% delle risorse totali. 
      Anche la Cooperazione territoriale viene valorizzata in termini finanziari con l’attribuzione di 11 miliardi di euro, pari al 3,48% del totale della politica di coesione. 
      In linea con il nuovo obiettivo europeo della coesione territoriale, introdotto dal Trattato di Lisbona, il pacchetto legislativo prevede altresì la possibilità di sviluppare iniziative territoriali per aree con caratteristiche particolari, incluse le aree urbane. 
      In materia di programmazione delle attività, la Commissione concluderà con lo Stato membro un Contratto di Partnership, che sarà redatto con il contributo delle regioni e che identificherà gli obiettivi prioritari a livello nazionale, i risultati attesi e le modalità per raggiungerli. 
      Si tratta naturalmente di un negoziato in corso il cui esito finale non è certo. La proposta della Commissione sulla politica di coesione e sull’insieme delle politiche europee dovrà essere approvata, insieme al prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
      Le regioni europee hanno ora il compito strategico di contribuire alla definizione delle prossime politiche europee di loro interesse e di influenzare i lavori di Consiglio e Parlamento, affinché esse siano caratterizzate da una forte dimensione regionale, da adeguate risorse e da modalità di implementazione chiare ed coerenti. 
      fonte: autore Lorenza Badiello - Regione Emilia-Romagna, Servizio di collegamento con l’Ue

  • Programma per le Attività culturali 2012 della Regione Puglia

    • Si svolgerà venerdi 14 ottobre a Lecce - nella Sala Conferenze dell'ex Conservatorio Sant'Anna con inizio alle h. 17,30 - l'INFO-DAY con tema il nuovo "Programma per le Attività culturali 2012" della Regione Puglia (ai sensi dell’art.14 della L.R. n.6/04, modificato per l’annualità 2012). 
      Ad illustrare contenuti, linee guida e modulistica del programma aggiornato interverrà la dott.ssa Anna Vita Perrone, Dirigente Ufficio Attività Culturali ed Audiovisivi della Regione Puglia - Area Politiche per la Promozione del Territorio, dei Saperi e dei Talenti - Servizio Cultura e Spettacolo.

      Tra le novità: l’intervento regionale sarà finalizzato a promuovere e sostenere esclusivamente iniziative di particolare rilievo, riferite ad ambiti territoriali non localistici e ad un pubblico non settoriale; previsione di un contributo massimo concedibile alle attività finanziate “a sostegno” di € 15.000,00; le richieste esplicite di promozione dovranno prevedere la concertazione, al fine di favorire le collaborazioni interistituzionali fra soggetti pubblici e privati, ove non siano già esistenti precedenti intese, accordi o partecipazioni; gli Enti locali dovranno assicurare un cofinanziamento, mediante un impegno di spesa almeno doppio rispetto al contributo regionale richiesto.

      L'Info-Day è organizzato da Eurogiovani, Centro Ricerche e Studi Europei, in collaborazione con Pugliaimpiego.it; introdurrà l'incontro il dott. Vito Cellamaro.

      Nella parte finale (19,30-20,00) dell'evento ci sarà un workshop di partenariato per i progetti culturali con enti, associazioni e realtà significative del territorio, coordinato dalla dott.ssa Giuliana Resta (presidente Eurogiovani) e dalla dott.ssa Maria Grazia De Donatis (relazioni pubbliche di iYOUrope Lab).

      La partecipazione all'info-day è libera e gratuita; è necessario registrarsi per la partecipazione dall'apposita pagina dell'evento:
      http://eurogiovani.eventbrite.com

  • Un'opinione pubblica europea? Può passare anche da Facebook

    • E se fossero davvero i social media il modo per creare un'opinione pubblica europea? "Forse", è stata la risposta emersa dal workshop "Butterfly Europe" organizzato questa settimana dal think-tank italiano "Lo Spazio della Politica" e dalla rivista online di affari europei Gli Euros.

      Molti i deputati presenti all'incontro: dai liberaldemocratici Alexander Alvaro Marietje Schaake al rappresentante del PD (S&D) Gianni Pittella Marie-Christine Vergiat, del gruppo della sinistra unitaria europea.
      Nei loro interventi i pro e i contro di uno strumento che sta rivoluzionando la comunicazione politica di oggi.

      Aspetti positivi...
      Mettiamolo subito in chiaro. "Con i social media riusciamo a raggiungere molte più persone che con gli strumenti tradizionali", commenta il vicepresidente del Parlamento Pittella, precisando di avere ben tre profili su Facebook. "Se stampiamo un depliant sull'Europa, al 99% sono soldi perduti, con una trasmissione alla radio o alla televisione raggiungiamo un certo target, ma se usiamo Facebook o chat che permettono l'interattività tra politici e cittadini, possiamo raggiungere anche un milione di persone".
      Oltre alla possibilità di raggiungere un pubblico numeroso, quello che affascina i politici è l'idea che con questi strumenti si riesca in ciò in cui la comunicazione tradizionale ha in gran parte fallito: stimolare le reazioni e la partecipazione dei cittadini alla creazione dell'Europa.

      "Voglio sapere che cosa la gente pensa e questo è il modo più veloce", commenta Alvaro, mentre Schaake sottolinea come spesso le notizie che transitano sui social media arrivino prima, permettendo interventi tempestivi dei politici.
      "Prendiamo i recenti scontri in Tunisia. Sui social media le prime avvisaglie di quello che sarebbe successo sono arrivate tre settimane prima che sui media tradizionali".

      ... e qualche criticità

      Non è tutto rose e fiori, certo. Per prima cosa questa apparente vittoria della democrazia partecipativa rischia di essere soltanto uno specchietto per le allodole, come sottolinea Schaake. "È pericoloso considerare questi social media uno strumento di democrazia diretta", commenta, spiegando che non tutti i cittadini sono presenti su Facebook o Twitter e che i politici devono guardarsi dal rischio di ascoltare soltanto la voce della maggioranza.

      Inoltre, sebbene tutti lodino la nuova interattività con i cittadini, difficilmente l'opinione di un politico cambia per i suggerimenti arrivati attraverso i social network.

      E come se non bastasse, aggiornare continuamente i profili richiede molto tempo.
      Per questo molti politici si fanno aiutare dagli assistenti anche se la Schaake scuote la testa: "Se non comunichi da solo non sei autentico. Certo a volte è faticoso scrivere continuamente post e devo farlo nei ritagli di tempo: mentre mi sposto da un luogo all'altro, quando sono in ascensore, nei brevi momenti di pausa..."

      Non tutti i deputati, poi, la pensano allo stesso modo.
      Per Vergiat, per esempio, Facebook può essere sì un mezzo di informazione, ma anche di disinformazione. "Mi rifiuto di avere una pagina pubblica su Facebook, non credo che permetta la stessa qualità della comunicazione rispetto ai mezzi tradizionali".

      Uno strumento per il futuro?

      Da alcuni dati anticipati nel corso del seminario presi da un sondaggio sulle tendenze digitali europee, circa il 60% degli eurodeputati sono attivi sui social media. Nell'ultimo anno, inoltre, il loro numero è raddoppiato, specialmente su Facebook, mentre l'uso dei blog è diminuito.

      La strada da compiere verso la creazione di un'opinione pubblica europea è ancora lunga, ma i deputati sono fiduciosi.
      "È parte del nostro lavoro aiutare a crearla e rafforzarla", sostiene Alvaro. "E per le elezioni del 2014 i social media avranno probabilmente un ruolo ancora più importante, saranno più sofisticati e intelligenti".

      Fonte: Parlamento Europeo, http://goo.gl/DeH95

  • Arte e cultura, una ricchezza non solo immateriale

    • La cultura è spesso considerata più un fardello per le casse dello Stato che una risorsa. Un patrimonio da proteggere, certo, ma non certo una delle attività che fanno girare sul serio l'economia. Niente di più falso. L'industria culturale non solo è il fiore all'occhiello e l'orgoglio dell'Europa, ma un settore in crescita continua, che produce oggi centinaia di milioni di euro.
      La francese Marie-Thérèse Sanchez-Schmid, del Partito Popolare Europeo, sta redigendo una serie di proposte su come sbloccare ulteriormente il potenziale dell'industria culturale europea, ed ha accettato di discuterne con noi.

      Il suo rapporto rappresenta la risposta al Libro verde della Commissione sull'importanza economica e sociale del settore. La bozza evidenzia le opportunità offerte dalla globalizzazione e dall'era digitale, che possono "sviluppare il potenziale finora non abbastanza sfruttato per creare crescita e posti di lavoro".

      L'industria culturale europea, spiega Sanchez-Schmid, vale oggi 600 miliardi di euro l'anno, e rappresenta il 2,6% del PIL dell'UE. Si tratta di un settore che ha continuato a crescere in modo 'esponenziale', nonostante la crisi, perfino nelle fasce del lusso. Tanto, però, resta ancora da fare: la produzione resta "in gran parte entro i confini nazionali", nonostante si tratti di un comparto molto propenso all'esportazione.
      Rompere le barriere è proprio il compito dell'UE. Che è già attiva con programmi come MEDIA (per co-finanziamento dell'industria audiovisiva) o il Premio Lux del Parlamento. Ma che può aiutare "a molti altri livelli, come la mobilità degli artisti e delle opere d'arte, la diffusione e la digitalizzazione, ma anche la creazione di un quadro regolamentare per i diritti di proprietà intellettuale", continua la relatrice.

      Tutelare la proprietà intellettuale

      Proprio quest'ultimo è un tema sensibile sull'agenda UE: tutti i paesi sono d'accordo sull'idea generale di un quadro comune europeo, ma poi è difficile stabilirne i dettagli. Eppure la verità è semplice: "se i prodotti dell'intelletto sono distribuiti gratuitamente e i creatori non possono vivere di quello che producono, il settore scomparirà".

      Finanziamenti adeguati

      Certo, convincere gli Stati a stanziare nuovi fondi per la cultura in epoca di tagli è dura. Ma secondo Sanchez-Schmid è la strada da seguire: "i potenziali benefici e le ampie risorse UE a disposizione devono essere un incoraggiamento". Dall'altro lato, è necessario ripensare al sistema di tassazione.

      Ma come sfruttare al meglio le risorse esistenti? "Partire dai fondi strutturali e regionali", ma anche "i festival, come Cannes, Avignon o Salisburgo ", e che producono benefici immensi per le città e le regioni che li ospitano. "Dobbiamo davvero incoraggiare le regioni a sfruttare al meglio i fondi UE per promuovere le industrie creative e potenziare il valore economico del loro patrimonio", conclude la parlamentare originaria del Sud della Francia. Un'area che, in quanto a valorizzazione del capitale culturale, se ne intende...

      Fonte: http://www.europarl.europa.eu/it/headlines/content/20110204STO13210/html/Arte-e-cultura-una-ricchezza-non-solo-immateriale

  • INFODAY Programma Cultura 2007-13

    • Il CCP ITALY (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) in collaborazione con la con la Commissione Europea, Direzione Generale dell'Istruzione e Cultura (DG EAC) e l'Agenzia Esecutiva per l'Istruzione, gli Audiovisivi e la Cultura (EACEA) sta organizzando una giornata informativa sul Programma Cultura 2007-13.

      Temi centrali della giornata saranno i progetti di cooperazione, i Festival culturali europei e le Traduzioni letterarie.

      L’evento vedrà la partecipazione dello staff tecnico del CCP ITALY del MiBAC, e dei referenti istituzionali della Commissione UE (Direzione Generale Istruzione e Cultura) e dell’EACEA (Agenzia Esecutiva per l’Istruzione, gli Audiovisivi e la Cultura di Bruxelles).

      Durante le sessioni di lavoro saranno illustrati i criteri e le modalità di accesso ai bandi del Programma Cultura con particolare attenzione ai settori della cooperazione culturale, dei festival culturali europei e delle traduzioni letterarie.

      Ampio spazio sarà riservato al dibattito con gli operatori culturali presenti per discutere e analizzare le proposte di candidatura al Programma.

      Interverranno esperti della Commissione Europea e i beneficiari di alcuni progetti vincitori.

      Durante la giornata verrà presentato anche il volume Moving Across Europe: una rassegna di progetti italiani nel settore culturale, a cura del Cultural Contact Point Italy.

       

      Vai alla pagina dell'evento →

  • Giovani, brillanti e... disoccupati?

    • È bello essere giovani, non ci sono dubbi ... l'interail in Europa, tanto per nominare una delle iniziative più popolari, è stato a lungo il simbolo della spensieratezza di un'età. Ma essere giovani può essere molto difficile oggi se si è alla ricerca di un lavoro. Con l'iniziativa "Youth on the move" l'UE sta cercando di migliorare le possibilità occupazionali per i ragazzi di tutta l'Unione. Diamo insieme un'occhiata al progetto che conta ben 28 azioni.
      Un europeo su cinque è giovane, per un totale di 100 milioni di persone. La disoccupazione raggiunge il 20% negli under 25 e la metà degli occupati ha un contratto a tempo determinato. Le statistiche dicono inoltre che meno di un giovane su 3 è in possesso di un diploma universitario e, dato ancora più inquietante, il 14,4% non ha neppure finito le scuole.

      Migliorare l'istruzione e l'apprendistato professionale

      Esistono già parametri di riferimento per migliorare la situazione, ma è essenziale adottare misure specifiche. Ecco quali sono le proposte approvate settimana scorsa dalla commissione Cultura e istruzione, e presentate dal relatore sloveno di centro-destra,Milan Zver.

      1- Ridurre l'abbandono scolastico: la Commissione deve incoraggiare gli Stati membri a fare tutto il necessario per risolvere il problema della dispersione in età scolare. L'obiettivo è ridurre il numero di coloro che non hanno neppure il diploma di scuola secondaria inferiore dal 15% al 10%, entro il 2020.

      2- Promuovere tirocini e formazione professionale: Gli studi universitari non sono per tutti, ma questo non dovrebbe condannare chi fa scelte diverse a rimanere un manovale senza qualifiche a vita. Apprendistato e stage possono aiutare a costruire un ponte verso il mercato del lavoro per coloro che non hanno altri titoli, a patto che vengano resi più allettanti per imprese e tirocinanti.

      3- Rendere l'istruzione superiore più attraente: L'obiettivo è quello di innalzare il numero dei laureati europei al 40% entro il 2020. Per farlo, è necessario modernizzare la direzione, i curricula e i finanziamenti universitari. Si stima che entro il 2020 un terzo di tutti i lavori all'interno dell'Unione europea "richiederà qualifiche di alto livello".

      4- La carta "Youth on the move": L'idea chiave è quella di imparare il proprio mestiere ovunque venga insegnato meglio. Facilitando l'apprendistato all'estero, la carta-giovani mira a "accelerare il processo di integrazione dei tirocinanti in mobilità". Ai possessori saranno inoltre riservati vantaggi simili a quelli di chi ha una tessera-studente nazionale.

      5- Passaporto europeo delle competenze professionali: Il passaporto regolare dice chi sei, il passaporto delle competenze dirà cosa sai fare. Sarà proposto già a partire da quest'anno, sull'esempio del curriculum europeo Europass, allo scopo di rendere abilità e competenze equiparabili nei diversi Stati e di aumentare così le possibilità di trovare lavoro in un altro paese.

      6- Progetto "Il tuo primo lavoro all'estero": Impossibile trovare lavoro in patria? Prova da qualche altra parte ... Il progetto pilota aiuterà i giovani in cerca di prima occupazione a iniziare la propria carriera professionale all'estero, nello Stato in cui le loro competenze specifiche sono più richieste.

      7- Garanzia europea per i giovani: Chiunque si sarà sentito dire almeno una volta che non può lavorare perché non ha esperienza. Per interrompere il circolo vizioso, l'UE propone che i servizi pubblici per l'impiego garantiscano che i minori di 25 anni abbiano un lavoro, a meno che non siano studenti.

      8- Bollettino europeo delle offerte di lavoro: Le offerte di lavoro esistono, ma farle arrivare a chi è in cerca di occupazione non è sempre facile, superando le distanze dei 27 paesi membri. Il bollettino europeo cercherà di monitorare i trend occupazionali, migliorando così l'efficienza delle agenzie di collocamento.

      9- Finanziamenti: Ultimi, ma certo non meno importanti, i finanziamenti sono anzi essenziali per il funzionamento dell'iniziativa "Youth on the move". La relazione chiede che tutti i programmi esistenti come Erasmus, Leonardo da Vinci e Comenius siano presto finanziati oltre che dall'Unione europea, dai singoli Stati e dal settore privato.

       

      I giovani e l'Europa

      1. Popolazione europea sotto i 30 anni: circa 100 milioni
      2. Il 14,4% dei giovani dai 18 ai 24 anni non ha un diploma di scuola secondaria inferiore
      3. Gli europei in possesso di un diploma di laurea sono il 31,1%, contro il 40% degli statunitensi e il 50% dei giapponesi
      4. I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono il 20,4%, equivalente a 5,2 milioni di persone
      5. Il 40% dei giovani lavoratori ha contratti part-time
  • Strategia Europa 2020: il ruolo dell'istruzione.

    • In che modo l'istruzione e la formazione possono aiutare l'Europa a raggiungere i suoi obiettivi di crescita e sviluppo per il 2020? Secondo i ministri dell'Istruzione che si sono incontrati a Bruxelles lunedì 14, la scuola, l'università e la formazione possono dare un importante contributo all'Unione europea nel centrare il bersaglio.

      C'è bisogno di più ambizione secondo la Commissaria alla cultura Vassiliou, che chiede a tutti gli Stati membri di elaborare piani nazionali più coraggiosi allo scopo, principalmente, di affrontare l'abbandono precoce della scuola da parte dei giovani e promuovere un'istruzione universitaria più competitiva con le sfide del mercato del lavoro.

      Gli obiettivi fissati sono solo 2 e sono molto chiari:

      1. ridurre la percentuale di abbandono scolastico, in modo che almeno il 90% degli studenti terminino il percorso intrapreso;
      2. aumentare la percentuale di studenti universitari, in modo che almeno il 40% dei giovani tra i 30 e i 40 anni abbiano una laurea (in Giappone sono il 50%).

      Per fare questo, secondo i Ministri europei, è necessario prendere in considerazione metodi di insegnamento innovativi che prevedano anche un supporto rivolto al singolo, soprattutto nei casi di gruppi svantaggiati quali gli emigrati. Ma anche l'Università dovrebbe rinnovarsi, prevedendo innanzitutto curricula più confacenti alle richieste del mercato del lavoro, e cercare un contatto e una collaborazione con il tessuto imprenditoriale e gli istituti di ricerca del territorio.

      Per scaricare il documento sulle Conclusioni Consiglio Istruzione in PDF, clicca qui.

  • Gioventù - Candidature permanenti 2011

    • Nel quadro del programma “Gioventù in azione” è stato pubblicato il bando 2011 per candidature permanenti, ossia per il sostegno a progetti riguardanti le azioni del programma che non vengono attuate attraverso specifici inviti a presentare proposte.

      Il bando interessa pertanto le seguenti azioni e relative sottoazioni del programma:

      Azione 1 - Gioventù per l’Europa
      sottoazione 1.1 Scambi di giovani: progetti che offrono a gruppi di giovani provenienti da Paesi diversi l’opportunità di incontrarsi e conoscere le rispettive culture. I gruppi progettano insieme il proprio scambio sulla base di un tema di interesse comune (durata fino a 15 mesi).
      sottoazione 1.2 Iniziative dei giovani: progetti di iniziative di gruppo concepite a livello locale, regionale e nazionale, nonché messa in rete di progetti simili realizzati in Paesi diversi, in modo da rafforzare la loro dimensione europea, la cooperazione e lo scambio di esperienze tra i giovani (durata 3-18 mesi).
      sottoazione 1.3 Progetti gioventù e democrazia: progetti che mirano ad incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita democratica della loro comunità a livello locale, regionale o nazionale, o anche a livello internazionale (durata 3-18 mesi).

      Azione 2 – Servizio volontario europeo
      L’azione sostiene la partecipazione dei giovani a varie forme di attività di volontariato, sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea. Con questa azione i giovani possono partecipare, individualmente o in gruppi, ad attività di volontariato non retribuite all’estero (durata fino a 24 mesi).

      Azione 3 - Gioventù nel mondo
      sottoazione 3.1 Cooperazione con i Paesi limitrofi all’UE: progetti con i cd. Paesi partner confinanti, in particolare progetti di scambi di giovani, di formazione e di networking nel campo della gioventù (durata fino a 15 mesi).

      Azione 4 – Sistemi di sostegno per la gioventù
      sottoazione 4.3 Formazione e messa in rete di operatori attivi nel campo dell'animazione e delle organizzazioni giovanili: attività di formazione rivolte ad operatori attivi nell'animazione e nelle organizzazioni giovanili, in particolare scambi di esperienze, competenze e pratiche esemplari, nonché attività che possono portare a progetti di qualità, partnership e reti di lunga durata (durata 3-18 mesi).

      Azione 5 - Sostegno alla cooperazione europea nel settore della gioventù
      - sottoazione 5.1 Incontri fra giovani e responsabili delle politiche giovanili: attività che promuovono la cooperazione e il dialogo strutturato tra i giovani, gli animatori giovanili e i responsabili della politica per la gioventù (durata 3-9 mesi).

      Ai fini della presentazione dei progetti, il bando deve essere letto assieme allaGuida al programma”, che viene considerata parte integrante dello stesso e fornisce tutte le specifiche sulle azioni/sottoazioni indicate, sull’entità del finanziamento UE e sulle modalità di presentazione delle proposte progettuali.

      Nella realizzazione dei progetti si dovrà tener conto anche delle priorità del programma. Oltre alle cd. priorità permanenti, per l’anno 2011 sono state individuate le seguenti priorità specifiche:
      Anno europeo del volontariato: questa priorità mira a incoraggiare progetti che sensibilizzano ai valori e all’importanza del volontariato come forma d’impegno partecipe e come strumento che sviluppa o migliora competenze per lo sviluppo personale, sociale e professionale;
      disoccupazione giovanile: si intende incoraggiare progetti che promuovono l’accesso dei giovani disoccupati al programma Gioventù. Sarà data precedenza a progetti che affrontano le questioni della disoccupazione giovanile e/o capaci di stimolare la mobilità dei giovani disoccupati e la loro partecipazione attiva alla società;
      una crescita capace di integrare: questa priorità mira a sostenere progetti che trattano le questioni della povertà e della marginalizzazione e che puntano all’impegno dei giovani per affrontarle, nell'ottica di una società inclusiva. Sarà data particolare importanza all’integrazione dei giovani migranti, invalidi e, eventualmente, di etnia rom;
      sfide globali dell’ambiente e mutamenti climatici: si intende sostenere progetti miranti a sensibilizzare e mobilitare la gioventù sulle sfide globali dell’ambiente e sui mutamenti climatici, con l’obiettivo di incoraggiare lo sviluppo di competenze e comportamenti "verdi" fra i giovani e i lavoratori (giovani);
      creatività e spirito imprenditoriale: questa priorità sostiene progetti volti a stimolare lo spirito d’iniziativa dei giovani, la loro capacità di pensiero immaginifico e originale, la loro disponibilità ad assumersi responsabilità e la loro ingegnosità nel raggiungere obiettivi economici, politici, sociali o ambientali;
      l’Anno della gioventù EU-Cina: nell’ambito delle azioni aperte alla cooperazione con altri paesi partner del mondo, sarà dedicata particolare attenzione a progetti che promuovono il dialogo, la cooperazione e gli scambi giovanili tra Unione europea e Cina, come mezzo per contribuire all’Anno della gioventù UE - Cina per il 2011.

      I progetti possono essere presentati da organizzazioni senza scopo di lucro o ONG, enti pubblici locali e/o regionali, gruppi giovanili informali, enti attivi a livello europeo nel settore della gioventù, organizzazioni internazionali senza scopo di lucro, organizzazioni commerciali che organizzano una manifestazione nei settori della gioventù, dello sport o della cultura. 

      La maggior parte delle proposte di progetto dovrà essere presentata e verrà valutata a livello nazionale dall’Agenzia nazionale gioventù. Tuttavia, alcuni tipi di progetto sono gestiti direttamente a livello europeo e devono essere presentati all’Agenzia esecutiva EACEA e da questa verranno selezionati. Pertanto, per ogni azione/sottoazione, la “Guida al programma” indica la procedura da seguire, decentrata o centralizzata.

      Per la presentazione delle proposte sono fissate le seguenti scadenze:

      Per i progetti da sottoporre all’Agenzia nazionale sono stabilite cinque scadenze annuali:

      1. 1° febbraio, per progetti con inizio tra il 1° maggio e il 30 settembre
      2. 1° aprile, per progetti con inizio tra il 1° luglio e il 30 novembre
      3. 1° giugno, per progetti con inizio tra il 1° settembre e il 31 gennaio
      4. 1° settembre, per progetti con inizio tra il 1° dicembre e il 30 aprile
      5. 1° novembre, per progetti con inizio tra il 1° febbraio e il 31 luglio

      Per i progetti gestiti a livello europeo vengono invece stabilite tre scadenze l'anno:

      1. 1° febbraio, per progetti con inizio tra il 1° agosto e il 31 dicembre
      2. 1° giugno, per progetti con inizio tra il 1° dicembre e il 30 aprile
      3. 1° settembre, per progetti con inizio tra il 1° marzo e il 31 luglio

      Formulari per la presentazione dei progetti

      Nota: la "Guida al programma" al momento disponibile è la versione valida dal 1° gennaio 2010. Si presume che verrà pubblicata una versione aggiornata al 2011.

      Fonte: europafacile.net

  • Consultazione sul futuro del programma Capitali europee della cultura

    • A 25 anni dalla sua nascita il progetto Capitali europee della cultura è diventato uno dei programmi più ambiziosi e visibili in Europa. Attualmente la lista delle future Capitali europee della cultura arriva fino al 2019. Con il 2019 sarà dunque possibile ripensare le regole, le procedure e gli obiettivi del programma.

      L'esperienza di questi 25 anni dimostra che il progetto, se attuato intelligentemente, può portare benefici economici, sociali e culturali non indifferenti alle città ospiti. Mostra anche che non tutte le città hanno approfittato dell'occasione allo stesso modo: una maggiore continuità aiuterà il programma a mantenere il proprio prestigio e la propria credibilità.

      In questa consultazione la Commissione si rivolge alla cittadinanza, alle organizzazioni e alle autorità pubbliche per raccogliere opinioni sul futuro del progetto Capitali europee della cultura, sui suoi obiettivi, le sue tematiche e le sue modalità di assegnazione. Una proposta su questi temi verrà presentata dalla Commissione nel primo semestre del 2012.

      In aggiunta alla consultazione online, che scade il 12 gennaio 2011, si terrà il 2 marzo 2001 a Bruxelles un incontro consultivo aperto a tutti gli interessati.

      Link connessi

      1. Maggiori informazioni
      2. Il sito di Capitali europee della cultura

      Fonte: Commissione Europea, Rappresentanza per l'Italia - Roma

  • Lifelong Learning Programme: aperto il bando generale 2011

    • E’ stato pubblicato a fine ottobre l’invito a presentare proposte EAC/49/2010relativo al programma per l’apprendimento permanente (Lifelong Learning Programme - LLP). 

      L’invito rappresenta il consueto bando generale che viene lanciato ogni anno sututti i settori d’intervento del programma. Sostiene, infatti, la realizzazione di progetti nell’ambito di tutti e sei i sottoprogrammi che costituiscono il Lifelong Learning Programme e che coprono tutti i tipi e i livelli di istruzione e formazione, ovvero: Comenius, rivolto all’istruzione scolastica (dal livello pre-scolare fino alla scuola secondaria superiore), Erasmus, dedicato all’istruzione universitaria e all’istruzione e formazione professionale avanzata, Leonardo da Vinci, per la formazione professionale iniziale e continua, Grundtvig, focalizzato sull’istruzione in età adulta, il sottoprogramma Trasversale, incentrato su questioni chiave non legate ad un singolo settore dell’istruzione e della formazione ma all’intero processo dell’apprendimento permanente, e Jean Monnet, a sostegno dell’insegnamento, della ricerca e dello studio su temi connessi all’integrazione europea.

      Come di regola per il bando generale, anche quest’anno la Commissione UE ha definito una serie di priorità strategiche per le diverse azioni oggetto del bando, ossia tematiche di particolare rilevanza, che riflettono l'evoluzione delle priorità politiche europee in materia di istruzione e formazione, sulle quali i candidati dovranno concentrarsi nel preparare i loro progetti. Inoltre, la Commissione ha stabilito che se per una data azione vengono fissate priorità specifiche, queste sono "vincolanti": i progetti ad essa relativi saranno presi in considerazione per il finanziamento unicamente se trattano almeno una di queste priorità. I candidati italiani che intendano presentare progetti per le azioni decentrate (azioni gestite a livello nazionale), dovranno tener conto anche di eventuali priorità stabilite a livello nazionale per tali azioni: al momento l’Agenzia nazionale LLP Italia le ha definite unicamente per le azioni del sottoprogramma Leonardo da Vinci (Mobilità, Partenariati, Progetti per il trasferimento dell'innovazione).

      Tra le novità di quest’anno si segnalano, poi, la possibilità di presentare candidature per una nuova azione nel quadro del sottoprogramma Trasversale, nonché l’estensione della procedura elettronica per la presentazione delle proposte di progetto. Con questo bando, infatti, è stata introdotta una nuova azione nell’ambito dell’ “Attività chiave 1 - Cooperazione politica e innovazione" del sottoprogramma citato, ovvero potrà essere sostenuta la creazione di Reti di promozione delle politiche di apprendimento e di scambio di informazioni su buone prassi e criticità per lo sviluppo e l’attuazione di approcci coerenti e generali all’apprendimento (Reti multilaterali). Per quanto riguarda, invece, la procedura per la presentazione dei progetti, è diventata regola generale, diversamente dallo scorso anno, l'utilizzo del formulario elettronico (eForm) per la presentazione di progetti riguardanti tutte le azioni centralizzate (azioni gestite a livello europeo).

      Il bando rimane aperto per buona parte del 2011, con diverse scadenze a seconda dell'azione di interesse. Le prime deadline sono vicine: gennaio 2011.

      (Autore: Silvia Tomasi, Fonte da Europafacile.net)

  • Europa 2020: l'iniziativa faro "Un'Agenda per nuove competenze e per l'occupazione"

    • Riformare i mercati del lavoro, migliorare le competenze dei lavoratori e renderle più rispondenti alle esigenze del mercato, migliorare le condizioni e la qualità del lavoro e favorire la creazione di nuova occupazione: sono queste le sfide che l’Unione europea si impegna ad affrontare con l’iniziativa faro “Un’Agenda per nuove competenze e per l'occupazione”, presentata dalla Commissione europea lo scorso 23 novembre. 

      L’Agenda costituisce una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, la nuova strategia UE, varata lo scorso giugno, destinata a guidare il rilancio dell’economia europea nei prossimi dieci anni, promovendo una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. Più in particolare, nell’ambito di Europa 2020, l’Agenda è il contributo della Commissione al raggiungimento dell’obiettivo UE consistente nel garantire che, entro il 2020, il 75% degli uomini e delle donne tra i 20 e i 64 anni sia occupato (è uno dei cinque obiettivi principali della strategia): un traguardo ambizioso che condiziona non solo la crescita economica, ma anche la sostenibilità dei sistemi di welfare in Europa. 

      Nell’Unione europea si stima che il 10% della popolazione attiva, ossia 23 milioni di persone, sia attualmente disoccupata. Con la crisi economica l'Europa ha perso 5,6 milioni di posti di lavoro e il tasso di occupazione è sceso al 69%. Ipotizzando che il mercato del lavoro si stabilizzi nel periodo 2010-2011, per raggiungere l'obiettivo di un tasso del 75% entro il 2020 sarà necessaria una crescita media dell'occupazione di poco superiore all'1% all'anno. Tuttavia, la disoccupazione non è solo una questione di mancanza di posti di lavoro. Fattori strutturali quali la globalizzazione, lo sviluppo crescente delle TIC e la transizione verso un’economia “verde”contribuiscono a una rapida trasformazione dei mercati del lavoro europei. Come conseguenza di questa evoluzione si è determinata una carenza di competenze adeguate in alcuni settori o professioni. Si prevede, infatti, che nei prossimi anni l'UE avrà bisogno di personale qualificato in settori quali l’informatica, la sanità e la ricerca (si calcola che entro il 2015 mancheranno da 380.000 a 700.000 specialisti delle TIC e entro il 2020 un milione di ricercatori). Aumentare la percentuale delle persone occupate costituisce dunque una priorità per la crescita economica dell’UE, ma è essenziale anche per salvaguardare i sistemi europei di welfare a fronte del progressivo invecchiamento demografico e dei pensionamenti che interesseranno i Paesi dell’Unione.

      Per affrontare queste sfide e raggiungere il traguardo di occupazione fissato dalla strategia Europa 2020, l’Agenda messa a punto dalla Commissione individua quattro priorità di intervento, per le quali propone la realizzazione di 13 azioni chiaveassociate a misure di accompagnamento e preparatorie: 

      1. Migliorare il funzionamento dei mercati
      In questo ambito l’attenzione è posta sul rafforzamento delle politiche di flessicurezza quale strumento migliore per modernizzare il mercato del lavoro. Le azioni chiave riguarderanno innanzitutto l’avvio di un ampio dibattito sul rafforzamento delle quattro componenti della flessicurezza e una migliore gestione della stessa, attraverso l’organizzazione di una Conferenza delle parti interessate sulla flessicurezza (inizio 2011) con la partecipazione della Commissione UE, degli Stati membri, del Parlamento europeo e delle parti sociali. Successivamente (nel 2012) il contributo della flessicurezza al traguardo di occupazione fissato da Europa 2020 verrà consolidato in una Comunicazione su un nuovo impulso per la flessicurezza. Inoltre, nel 2011, la Commissione presenterà una Comunicazione sull'attuazione di strategie di apprendimento permanente e di sviluppo delle competenze e un Piano d'azione rinnovato per l'apprendimento degli adulti. Propone anche di tenere, a partire dal 2011, un Forum Sociale Tripartito per rafforzare la partecipazione e l'adesione delle parti sociali all’Agenda. Il Forum sarà dedicato all'attuazione dell'Agenda e, in particolare, delle politiche di flessicurezza.

      2. Adeguare le competenze alle esigenze del mercato del lavoro
      In questo ambito si punta a migliorare l’adeguamento delle competenze alle esigenze del mercato del lavoro, inclusa la capacità di anticipare i bisogni futuri, ad aumentare la mobilità lavorativa e a valorizzare il potenziale della migrazione. Fra le azioni chiave la Commissione realizzerà, dal 2012, una Panoramica europea delle competenze: disponibile on-line, conterrà le previsioni aggiornate sull'offerta di competenze e i bisogni del mercato del lavoro fino al 2020, garantendo maggiore trasparenza per chi cerca lavoro, per i lavoratori, per le imprese e/o le istituzioni pubbliche. Entro il 2012 la Commissione prevede anche di sviluppare un’ interfaccia comune, la Classificazione europea delle capacità, delle competenze e delle professioni, per favorire un legame più stretto tra il mondo del lavoro, dell'istruzione e della formazione, nonché di presentare proposte legislative per riformare il sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali, sulla base dell'evoluzione della Direttiva relativa a questo tema. Inoltre, nel 2011 la Commissione intende lanciare una nuova Agenda comune per l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi (dopo quella approvata nel 2005), mentre nel 2012 valuterà l’opportunità di presentare proposte per migliorare l’applicazione dei diritti dei lavoratori migranti dell'UE in relazione al principio della libera circolazione dei lavoratori.

      3. Migliorare le condizioni e la qualità del lavoro
      Per migliorare la qualità del lavoro e le condizioni lavorative sarà necessario adeguare il quadro legislativo UE di riferimento, tenuto conto anche delle nuove realtà del lavoro. A tal fine le azioni chiave previste si concentrano sul riesame e la revisione della normativa esistente in materia di lavoro, salute e sicurezza: la Commissione presenterà proposte per il riesame della Direttiva sull'orario di lavoro e per migliorare l’attuazione della Direttiva sul distacco dei lavoratori (nel 2011). Riesaminerà anche (nel 2012) l'efficacia della legislazione UE in materia di informazione e consultazione dei lavoratori, nonché le Direttive sul lavoro part-time e i contratti a tempo determinato e il loro impatto sulla partecipazione delle donne al lavoro e la parità di retribuzione. Inoltre, nel 2011, procederà allavalutazione finale della strategia 2007-2012 sulla salute e sicurezza sul lavoroe preparerà la futura strategia per il periodo 2013-2020, mentre entro il 2014 procederà ad un riesame completo di tutta la normativa sulla salute e la sicurezza sul lavoro assieme agli Stati membri e alle parti sociali.

      4. Promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro
      Per promuovere nuova occupazione l’Agenda focalizza l’attenzione sulla necessità di creare condizioni idonee alla creazione di posti di lavoro. L’azione chiave della Commissione (nel 2011) consisterà nella predisposizione di principi guida orientati a favorire le condizioni propizie alla creazione di posti di lavoro. Questi principi comprenderanno i metodi per: 1) intervenire sugli ostacoli amministrativi e giuridici all'assunzione e al licenziamento, alla creazione d'imprese e al lavoro autonomo; 2) ridurre i costi non salariali della manodopera; 3) passare dal lavoro informale o non dichiarato a un'occupazione regolare. 
      Altro aspetto importante è la promozione dell’imprenditorialità, che “dovrà diventare un mezzo più diffuso per creare posti di lavoro”: l’Agenda intende incoraggiarne lo sviluppo e propone, ad esempio, di intervenire con la formazione e l’educazione all’imprenditorialità.

      L'attuazione dell’Agenda sarà basata su un mix di strumenti (legislazione, coordinamento delle politiche, dialogo sociale, partenariati strategici) e sul sostegno finanziario derivante dai fondi UE, in particolare dal Fondo sociale. Sarà necessaria anche la collaborazione con gli Stati membri che, assieme alle parti sociali, vengono coinvolti in molte delle azioni previste. L’Agenda integrerà, inoltre, un’altra iniziativa faro di Europa 2020, “Youth on the Move”, che, adottata dalla Commissione lo scorso settembre, punta l’attenzione sulle nuove generazioni, definendo un ampio programma di interventi finalizzato a favorire l'accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani e a migliorarne la situazione occupazionale.

      (Autore: Silvia Tomasi, da Europafacile.net)

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