di Roberta Papaleo e Vito Cellamaro, 2016


 

Commissario Thyssen, secondo lei, in che modo finora la strategia Europa 2020 ha fatto la differenza? Si è registrato un contributo tangibile delle iniziative in termini di crescita?

Credo che Europa 2020 sia stata una parte centrale dell’ampia strategia di ripresa dell’UE e che costituisca un modello di crescita per il futuro. È vero che i progressi fatti sui cinque obiettivi della strategia Europa 2020 sono stati, finora, contrastanti: l’UE è sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi in tema di istruzione, clima ed energia, ma questo non è il caso per l’occupazione e la ricerca e lo sviluppo, e la situazione è peggiorata anche in termini di riduzione della povertà. Lo stato di avanzamento in merito agli obiettivi della strategia Europa 2020 è uno dei principali fattori presi in considerazione dalla Commissione al momento di decidere le Raccomandazioni Specifiche per Paese nell’ambito del Semestre Europeo di coordinamento della politica economica. Di fatto vediamo che queste raccomandazioni hanno un’influenza significativa sulle politiche degli Stati Membri. Tuttavia, durante il periodo di crisi è stato necessario trovare un difficile equilibrio tra sostenibilità finanziaria, riforma e investimento. A volte questo è andato a spese del progresso a breve termine. Con la graduale ripresa dell’economia e con una sempre maggiore disponibilità fiscale, speriamo che la bilancia possa pendere di più verso un maggiore investimento nel far progredire gli obiettivi della strategia Europa 2020.

Nel quadro delle iniziative prese con Europa 2020, che nuovo significato ha acquisito l’espressione ‘Europa Unita’? Lei crede che la strategia abbia favorito una collaborazione maggiore reale tra i vari attori dell’Unione Europea, dalle istituzioni agli attori delle società civili degli Stati Membri?

Credo che la cooperazione sia di certo maggiore, ma si può fare ancora meglio. Negli ultimi anni, la Commissione ha gradualmente instaurato un dialogo più profondo e permanente con gli Stati Membri. Questo è stato possibile attraverso incontri bilaterali, discussioni più mirate all’interno del Consiglio e più missioni nelle capitali. Questi dialoghi verranno ulteriormente intensificati. Tuttavia, uno degli esiti di una recente consultazione pubblica sulla strategia Europa 2020 1 è il fatto che la sua implementazione è stata influenzata dalla debolezza in termini di consapevolezza, coinvolgimento ed esecuzione. La Commissione ha quindi reagito a questo risultato e in ottobre sono state annunciate 2 delle azioni mirate a rafforzare la legittimità, la responsabilità e l’affidabilità democratica del Semestre. Tra esse anche un maggiore controllo da parte del Parlamento Europeo, un’interazione più efficiente con i parlamenti nazionali e una maggiore attenzione al contributo dei partner sociali nazionali.

Quali nuovi iniziative proporrebbe per migliorare i risultati della strategia Europa 2020? Quale delle esistenti migliorerebbe o approfondirebbe?

Ci siamo già adoperati per rilanciare il Semestre Europeo, uno strumento chiave per il compimento di Europa 2020. La Commissione Juncker ha già ottimizzato in maniera notevole il Semestre Europeo nel suo primo anno, permettendo un dialogo più aperto con gli Stati Membri attraverso la pubblicazione di rapporti specifici per ogni paese già in febbraio, tre mesi dopo la finalizzazione delle Raccomandazioni Specifiche per Paese. Abbiamo appena emanato delle raccomandazioni per l’euroarea 3 , invece di aspettare di farlo insieme alle Raccomandazioni. Questo farà sì che le discussioni e le raccomandazioni per l’euroarea verranno elaborate prima di quelle per Paese, di modo che le sfide comuni vengano affrontate in modo coerente da parte di tutti. Inoltre, l’occupazione e gli affari sociali hanno caratterizzato l’Analisi Annuale della Crescita che ha lanciato il Semestre Europeo. I partner sociali dovrebbero giocare un ruolo cruciale in questo senso. La Commissione garantirà inoltre che l’equità sociale ottenga una maggiore attenzione nell’ambito dei programmi di regolazione macroeconomica, come per il caso della Grecia, dove la Commissione aveva preparato anche la prima valutazione di impatto sociale. Speriamo che questi passi in avanti miglioreranno il sistema di governance economica, che a sua volta porterà a un miglioramento nell’implementazione della strategia Europa 2020. La Commissione non intende cambiare la strategia Europa 2020. Sfrutteremo al meglio la strategia esistente e i suoi strumenti migliorando la sua implementazione e monitorandola nel contesto del Semestre Europeo. Allo stesso tempo, avvieremo un processo per lo sviluppo di una visione a lungo termine che vada oltre l’orizzonte dell’anno 2020, anche alla luce degli Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite per il 2030.

Il programma Erasmus è sempre stato considerato come un modello per la diffusione dello spirito di integrazione europea. Secondo lei quale iniziativa o programma iscritto nel quadro della strategia Europa 2020 potrà avere questo ruolo?

Credo che il programma Erasmus sia e rimarrà un grande esempio e un grande successo. Stimola l’integrazione europea in un modo che nessun altro programma è capace di fare. Investe nei giovani e sostiene la loro identità europea nella diversità che la nostra Unione ha da offrire. Penso che non dovremmo cercare di rimpiazzare questo grande esempio: dobbiamo usarlo come base per lo sviluppo e dobbiamo farlo rendendo più visibili i risultati delle nostre azioni in altri campi. Pochi sanno, ad esempio, che il Fondo Sociale Europeo sostiene più di 10 milioni di persone, per lo più finanziando la loro formazione. Questo influenza spesso in maniera molto positiva le vite di molti. In milioni di casi nel corso degli anni, questo sostegno ha permesso a molti di rientrare nel mercato del lavoro o di trovare occupazioni migliori. Quando si hanno casi di successo, se ne dovrebbe parlare.

Esistono settori della strategia Europa 2020 che necessitano di un intervento ancora maggiore?

La consultazione pubblica sulla strategia Europa 2020 ci ha permesso di identificare le principali debolezze della strategia stessa. In particolare:

  • l’assenza di visibilità delle iniziative prioritarie;
  • la necessità di migliorare l’esecuzione e l’implementazione della strategia;
  • un insufficiente coinvolgimento dei principali stakeholders;
  • la mancanza di progresso nel raggiungere gli obiettivi in termini di occupazione, ricerca e sviluppo e riduzione della povertà.

Come già indicato, ci stiamo muovendo su tutti questi fronti per migliorare la strategia e concretizzare i suoi obiettivi.

Si sente spesso parlare di fondi europei che non vengono spesi in progetti da parte delle regioni dei vari Stati Membri. Che tipo di intervento consiglia affinché i fondi vengano effettivamente usati e spesi al meglio da ogni regione? 

È assolutamente fondamentale che gli Stati Membri e le regioni facciano il miglior uso possibile dei fondi europei e la Commissione fornisce un’importante assistenza operativa, nonché finanziaria, in questo senso. Questo sostegno è stato rafforzato per il periodo 2014-2020. Inoltre, abbiamo semplificato le regole, rendendo più facile la richiesta di rimborsi per le spese effettuate. Questo comprende, ad esempio, l’uso di costi forfettari (il che significa, ad esempio, che per la formazione può essere conteggiata una somma unica invece che un conto dettagliato delle spese effettuate, che vanno dal catering, alle quote dei partecipanti, al materiale cartaceo, e così via).

Pensa che l’immagine esterna dell’Europa sia cambiata con l’implementazione delle iniziative della strategia europa 2020 dal punto di vista della situazione occupazionale dei giovani, ad esempio con le iniziative Youth on the Move e Agenda per nuove competenze e nuovi lavori?

Secondo me, queste iniziative sono un buon esempio di come l’UE possa avere un impatto positivo sulla vita delle persone, e in questo senso migliora anche l’immagine dell’UE. Nell’ambito dell’iniziativa Youth on the Move è stato fatto molto per rendere l’istruzione e la formazione più attinenti ai bisogni dei giovani, per incoraggiarli ad approfittare dei vantaggi delle borse di studio dell’UE e per incoraggiare i Paesi europei ad adottare misure che semplifichino il passaggio dall’istruzione al mondo del lavoro. L’iniziativa Agenda per nuove competenze e nuovi lavori identifica azioni concrete per favorire l’elaborazione di riforme che migliorino la flessibilità e la sicurezza sula mercato del lavoro (la cosiddetta ‘flexicurity’), fornendo a ogni individuo le giuste competenze per i lavori di oggi e di domani, migliorando la qualità delle occupazioni e assicurando delle condizioni di lavoro migliori, nonché favorendo la creazione di posti di lavoro.